Dichiarazioni esplosive, ieri da parte dell’assessore regionale Claudia Terzi: la puntualità dei treni in Lombardia aumenta, addirittura dal 70 all’87% sulla Milano-Cremona-Mantova, e non solo: le soppressioni sono diminuite, passando dal 5% dei convogli programmati all’1%. Così, i passeggeri coinvolti nell’esperienza di vedersi cancellata la corsa all’ultimo momento sono scesi dai 132mila della prima settimana di novembre ai 43mila dell’ultima di gennaio. I programmi poi fanno intravvedere un futuro roseo grazie al piano di investimenti che Rfi presenterà nei prossimi giorni, sollecitata proprio dal Pirellone. I pendolari però non fanno salti di gioia. Andrea Bertolini, dell’associazione Utenti trasporto pubblico, nota che troppe corse, nell’orario invernale, sono state sostituite con i bus, più lenti e condizionati dal traffico. Il risultato è che i treni che fermavano in tutte le stazioni non ci sono più: i passeggeri usano l’auto, e i convogli superstiti, i diretti, recuperano parte del ritardo accumulato fra Milano e Codogno. L’auspicio quindi è che l’orario estivo revochi i tagli. Finora però il piano d’emergenza del manager Marco Piuri è apprezzato dal Pirellone. Dario Balotta, dell’Osservatorio trasporti, nota che un piano simile, basato su una drastica riduzione del trasporto su ferro, è un segno d’impotenza e inefficienza dell’azienda regionale. Il matrimonio del 2012 tra Ferrovie Nord e Trenitalia ha prodotto il contrario di quanto dichiaravano allora Formigoni e Cattaneo, che puntavano sulle economie di scala e l’efficienza. Così Trenord si è vista in questi anni rinnovare i contratti per delibera anziché per aver vinto una gara pubblica, ottenendo fra l’altro 700 milioni l’anno fra contributi pubblici, quasi 430 milioni, e incassi da tariffe, 270 milioni. Il collasso con questi presupposti potrebbe non finire mai. Intanto le lamentele continuano: per le fermate fuori programma prima di entrare in stazione, a Cremona, dove i passeggeri danno la precedenza alle merci, su treni troppo lunghi per sostare di più, le mezz’ore di ritardo da Mantova, le carrozze troppo calde o troppo fredde, le comunicazioni ricevute tardi.

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