Fare il punto sull’agenda territoriale per lo sviluppo sostenibile, trovare nuove soluzioni e stimolare una nuova leadership, multicentrica e multi-attoriale: con questi obiettivi si è svolto l’evento “Verso un’agenda territoriale per lo sviluppo sostenibile”, promosso dall’organizzazione WeWorld GVC che ha chiamato a raccolta a Bologna i principali soggetti pubblici e attori del non profit, della ricerca, delle imprese e del business che stanno costruendo nuovi modelli di cooperazione per fare il punto e trovare soluzioni in vista dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030, eliminando i confini tra globale e locale.Dina Taddia è Consigliera dell’organizzazione che si è formata di recente dall’unione dell’ong WeWorld di Milano e GVC di Bologna. Una organizzazione che ora lavora nella cooperazione allo sviluppo in 29 paesi del mondo.

“I 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 firmati da oltre 193 stati sono un’enorme opportunità per tutti noi perché sanciscono come il benessere comune di tutti, in tutto il mondo, dipenda e sia responsabilità di ognuno noi, dai singoli, dai cittadini, dagli enti locali, dalle comunità internazionale, dai governi”.

Pierluigi Stefanini, presidente Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile):

“L’agenda ci aiuta molto nel comprendere quanto sia importante collaborare insieme, creare le condizioni perché le istituzioni si aprano di più alla dimensione esterna, alle imprese, al volontariato, alle Ong, a tutte le realtà che poi alla fine sono quei soggetti che contribuiscono e possono determinare una linea di sviluppo sostenibile e adeguata”.

L’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi:

“Noi facciamo parte di un villaggio globale, senza il globale il villaggio si chiude e non si rende conto: la cura del proprio territorio e la cooperazione per avere cura dell’unica casa comune che ci è stata affidata”.

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