Tre escavatori di cui due con martello demolitore, sei autocarri di cui quattro con portata a pieno carico di quaranta tonnellate e altri due con portata di otto tonnellate e dotati di gru. Serviranno per effettuare i lavori autorizzati, non completamente per ora, nella riserva naturale Palata Menasciutto, che si estende tra Ricengo e Pianengo. Il cronoprogramma di Iniziative Bresciane, la società che intende realizzare con il consenso del Parco del Serio una centrale idroelettrica, durerebbe nove mesi, con l’ausilio anche di due autobetoniere. Non sono mezzi che dovrebbero transitare in una riserva naturale, dove il Parco stesso ha vietato nel 1988 qualunque costruzione. Anche un dirigente della Regione ha chiesto il rispetto della delibera che ha istituito la riserva naturale, eppure l’amministrazione provinciale di Cremona ha già dato il primo via libera, che non basterà a far partire i lavori senza completare il mosaico delle autorizzazioni con le concessioni di una derivazione idrica e i permessi edilizi dei due Comuni interessati. I due sindaci Cernuschi e Sossi sono incerti se presentare un ricorso, come invece desidera il comitato spontaneo Salviamo il Menasciutto. C’è il timore di una richiesta di risarcimento danni, vista la legislazione attuale. Servirà un’attenta analisi giuridica preliminare e una raccolta fondi per autofinanziare l’azione legale dei cittadini. Intanto l’opposizione alla centrale idroelttrica aumenta, grazie al passaparola e a internet, e per questo il gruppo ambientalista organizza un’assemblea pubblica per domani sera alle 21 a Pianengo, presso il centro diurno di via Roma 57. Allo scopo di realizzare la centrale idroelettrica, giustificata dal presunto bisogno di manutenzione straordinaria della Palata Menasciutto e dalla sua “valorizzazione energetica”, che frutterebbe circa mezzo milione di euro l’anno a Iniziative Bresciane, mancano ancora l’autorizzazione alla derivazione idrica da parte della Provincia e le concessioni edilizie dei Comuni di Pianengo e Ricengo. Salviamo il Menasciuto, per domani sera, si avvarrà dell’ingegner Massimo Cerani, esperto di energie rinnovabili, e del biologo e consulente ambientale Franco Zavagno.

Se il progetto diverrà realtà, transiteranno oltre 800 camion per trasportare acciaio, materiali vari da costruzione, macchinari elettromeccanici e detriti da portare in discarica. Per nove mesi la riserva naturale diventerà un cantiere edile fra i tanti, allo scopo di catturare incentivi pubblici pagati dallo Stato per una centrale, proprio in Italia, dove si produce il doppio di energia elettrica di quanto se ne consuma, come precisa Romano Sacchi, il principale animatore del comitato Salviamo il Menasciutto.

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