CREMONA. Altra diffida all’acciaieria Arvedi da parte del settore Ambiente della Provincia: l’industria dovrà eliminare le irregolarità riscontrate per la terza volta a proposito delle emissioni di acido cloridrico. Il decreto 782 del 23 giugno sottoscritto dal dirigente del settore Ambiente spiega l’irregolarità riscontrata dall’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) il 24 febbraio di quest’anno, quando durante un controllo straordinario è stata notata un’esalazione odorosa dal connotato acido. Per questo l’Arpa ha chiesto all’acciaieria di attivarsi subito per far cessare l’esalazione odorosa irregolare diffusa nell’atmosfera, proveniente dal camino E17, collegato all’impianto di rigenerazione dell’acido cloridrico, e di presentare una relazione tecnica che descrivesse il metodo applicato per eliminare l’irregolarità. L’acciaieria ha risposto che si trattava di un malfuzionamento superabile ripristinando il reintegro dell’acqua di lavaggio. Il problema però è che l’impianto usato dall’acciaieria è stato costruito proprio per recuperare più acido cloridrico possibile. La pericolosa sostanza non viene quindi trasformata chimicamente, bensì vengono lavati i fumi con l’acqua che poi circola di nuovo nell’impianto di rigenerazione dello stesso acido cloridrico. E’ un caso unico anche per i sistemi di controllo, come rileva il recente decreto della Provincia, tant’è vero che lo stesso problema ha dato luogo a due precedenti diffide, che risalgono al 5 marzo 2012 e al 5 dicembre 2013. Il confronto fra Arpa e acciaieria è stato continuo, tuttavia il problema non è ancora stato risolto. Il 14 aprile di quest’anno l’acciaieria Arvedi ha proposto questo metodo: verificare ogni giorno il livello di acido presente nell’acqua di lavaggio, che in caso di anomalia verrebbe sostituita con altra acqua, mentre quella esausta tornerebbe all’impianto di rigenerazione. Il settore Ambiente, in costante collaborazione con l’Arpa, non ha accettato però questa soluzione: le emissioni in atmosfera del camino 17 devono essere continue e regolari e nemmeno la proposta di controllo giornaliero avanzata dall’acciaieria dà le garanzie richieste. Serve un sistema di regolazione automatica che funzioni continuamente: è questo il modo in cui, come prescrive il settore Ambiente, l’acciaieria potrà rimediare entro sessanta giorni all’irregolarità per la quale viene diffidata per la terza volta. I dati delle emissioni inoltre dovranno inoltre essere registrate e conservate e rimanere sempre a disposizione dell’autorità di controllo. Sempre entro due mesi l’azienda che sorge tra Cavatigozzi, Spinadesco e Sesto ed Uniti dovrà presentare una relazione che illustri le caratteristiche tecniche del nuovo sistema di abbattimento dell’acido cloridrico, e un cronoprogramma che indichi i tempi dell’installazione.

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