È giunto quasi al termine, dopo mesi di lavoro, il patto per Brescia che verrà siglato da industriali e sindacati. Dopo la contrapposizione è tempo di camminare insieme per uscire dalla crisi. La crisi economica ha lasciato un segno indelebile nella provincia di Brescia. Il tempo della contrapposizione dura fra lavoratori e imprenditori ha lasciato in questi anni spazio al dialogo per poter cercare di salvare ciò che resta del comparto industriale bresciano. Sindacati e imprenditori in questi mesi stanno lavorando al “Patto per Brescia”, un documento condiviso che porrà nuove regole di contrattazione ma non solo. Un patto sul quale il confronto è ancora aperto e che vede il mondo dei metalmeccanici, il comparto più numeroso dei lavoratori, fra i protagonisti della discussione, come i rappresentanti della FIM. Alla base dell’accordo una contrattazione il più possibile decentrata e fasata sulle singole realtà, differenti infatti le esigenze fra grandi e piccole aziende. Elasticità nei turni, decisamente più flessibili e spalmati su tutti i giorni della settimana e non sui canonici 5 o 6, perché nell’era della globalizzazione il mondo non aspetta di certo. D’altro canto però formazione, tanta formazione, in grado di permettere ai lavoratori stessi di rimanere sul mercato. Dalla discussione sembra però già smarcarsi la FIOM, che definisce il documento rigido e calato dall’alto.

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