Nessuna risposta per i ventiquattro ex dipendenti Tamoil rimasti privi di qualunque aiuto economico. L’appello rivolto dalle opposizioni nell’ultimo consiglio provinciale non ha trovato soluzione positiva. L’ex presidente dell’amministrazione provinciale Massimiliano Salini nel frattempo è diventato parlamentare europeo, grazie alla rinuncia del ministro Maurizio Lupi, e intanto i ventiquattro ex lavoratori della raffineria ormai chiusa rischiano di diventare quaranta: mancano certezze anche a proposito del loro numero. Nessuna delle soluzioni proposta dalle minoranze ha trovato accoglienza. Giampaolo Dusi, consigliere provinciale di Rifondazione, ha insistito come anche il capogruppo dell’opposizione Giuseppe Torchio. Attualmente è in corso la procedura di mobilità: non si vede però verso dove. Il fondo di sostegno alle crisi aziendali non è stato ricaricato, come ha sottolineato lo stesso Torchio, e neppure sono stati attivati corsi di formazione professionale né accordi con altre aziende attive sul territorio. Il responsabile dell’ufficio lavoro ha confermato ai consiglieri d’opposizione che nessun nuovo provvedimento è stato preso. L’ex presidente Massimiliano Salini aveva risposto che sarebbe stata necessaria una verifica per accertare se si trattasse di esodati oppure di persone rimaste senza lavoro e in mobilità. Da allora in poi, sciolto il consiglio provinciale, nulla è cambiato. E’ ancora in carica la giunta, per poco tempo prima del commissariamento: l’assessore Paola Orini è stata nuovamente sollecitata, si potrà ancora avviare un progetto, e con quali fondi? Le amministrazioni comunali, destinate a subentrare alla Provincia dopo il commissariamento, potranno dare aiuto? Il caso degli ex dipendenti Tamoil, nel desolante panorama della crisi economica, non è l’unico e a questo punto ha il valore di un simbolo inquietante.

 

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