Un’ora d’impegno da parte degli operai, che hanno spento le fiamme all’interno dell’acciaieria Arvedi, e quindi dei vigili del fuoco. Le scorie di una colata, durante lo sversamento di una siviera, da quanto si è appreso, sono schizzate fuori controllo al di fuori dello stabilimento. L’alta barriera innalzata per coprire l’area degli sversamenti in questo caso non ha potuto evitare l’incendio. Getti d’acqua piovono dal di sopra della scarpata del porto canale, scavalcando recinti. Operazioni di spegnimento compiute in gran velocità per evitare rischi peggiori. I residenti che abitano nelle vicinanze dell’acciaieria hanno manifestato preoccupazione perché le fiamme sono state provocate da un’attività ordinaria che avviene ogni giorno e molte volte, soprattutto da quando la produzione è aumentata, cioè dal cosiddetto raddoppio del 2006. I residenti chiedono ormai da tempo una nuova riunione dell’Osservatorio Arvedi, la commissione comunale aperta anche alle associazioni ambientaliste, ai comitati di quartiere, a tutte le istituzioni interessate dal funzionamento dello stabilimento industriale. La richiesta dei cittadini e anche del comitato di quartiere e associazioni ambientaliste ricorda che l’ultima riunione si è svolta in ottobre, quando nemmeno era stato approvato il piano di risanamento acustico del gruppo Arvedi. Piano che risulta probabilmente da adeguare, come ha dichiarato l’assessore all’ambiente Alessia Manfredini che oggi non ha risposto, dopo le ultime segnalazioni che riguardano i rumori del tubificio, non considerati. Appare ora un problema di sicurezza: due gli incendi in pochi mesi, oltre al sequestro di un apparecchiatura, varie le diffide del settore Ambiente della Provincia, sia per inquinamento da sostanze nocive all’ambiente, che per odori e rumori eccessivi. Eppure la giunta Galimberti non risponde per ora agli appelli dei cittadini, preferendo confrontarsi con i commercianti e i residenti di corso Garibaldi. Cavatigozzi è periferia e pare ancora in serie B, come sempre, sorte che tocca anche a Spinadesco. Paesi agricoli, scelti per la quiete un tempo, che ora si è trasformata in una sorta di luogo di sofferenza, dove i cittadini non sono ascoltati.

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