CREMONA – Si viene dimessi dagli ospedali e non si sa a chi rivolgersi. Alcuni finiscono in strutture per subacuti dove vengono parcheggiati in attesa di riabilitazione. La spesa sanitaria è aumentata, eppure i ceti economicamente deboli stentano a pagare i numerosi ticket a carico degli anziani. Le case di riposo non sono diminuite, anzi le liste d’attesa si sono accorciate rispetto a quindici anni fa benché la percentuale di ottantenni sulla popolazione sia più alta, e il motivo è che i nonni tornano ad essere assistiti in casa e spesso senza badanti, a causa di una crisi pesante, che impedisce ai cittadini con reddito o pensione bassa di rivolgersi a specialisti e pagarsi le cure. La Regione stessa ha ammesso la necessità di una riforma per una riorganizzazione, presentando un libro bianco. Il Pd si è inserito stamattina nel dibattito aperto dallo stesso Maroni con un proprio progetto presentato stamattina in sala Zanoni dal segretario regionale Alfieri, Sara Valmaggi, Carlo Borghetti e Agostino Alloni.

Un solo assessorato al posto dei due, alla Famiglia e alla Sanità, per costruire un sistema socio-sanitario regionale con un unico bilancio, una sola direzione regionale anziché due e solo per questo qualche risparmio. In Lombardia ci sono 106 ospedali pubblici e 102 privati, per una spesa sanitaria di 18 miliardi, di cui solo il 10% dedicato al socio-sanitario, ovvero in particolare all’assistenza agli anziani. I costi sono a carico della sfera pubblica per il 79%, derivando dalle tasse, anche se il restante 21% è di nuovo a carico dei cittadini. I posti letto sono 3,6 ogni mille abitanti, 125mila gli operatori del servizio sanitario regionale, di cui 21.480 medici.

Per il Pd va garantita la presa in carico e la continuità assistenziale, il contrasto alle disuguaglianze di salute, l’universalità e l’equità di accesso alle prestazioni. Nessuna chiusura in provincia di Cremona, ma integrazione e potenziamento delle strutture di cura. Da un solo punto d’accesso, il cittadino deve ricevere tutte le indicazioni utili perché da un ricovero all’altro non si cada nella mancanza di assistenza. In Regione ci sarà un’agenzia per la programmazione, l’accreditamento, l’acquisto delle prestazioni, un’altra agenzia per l’innovazione, la ricerca e il governo clinico, con il compito di controllare la qualità delle prestazioni, mentre rimane l’Areu, agenzia che gestisce il 118. E i Comuni? Devono tornare ad avere un ruolo efficace. Più giustizia sociale: niente ticket, ad esempio, sui farmaci e niente superticket per i lombardi con reddito familiare superiore ai 30mila euro all’anno. Sopra questa soglia, i ticket invece salgono.

 

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