Testa e mani decapitate per fare entrare il corpo nella valigia, visceri estratti, polpastrelli abrasi per nascondere le impronte digitali.  Sono raccapriccianti i dettagli che emergono sulla brutalità adoperata per uccidere e far sparire Adriano Mancuso, l’ex professore universitario di Estetica, residente a Milano, ritrovato a pezzi in una valigia gettata in un cassonetto nei pressi della stazione ferroviaria di Lodi. Per l’efferato delitto sono stati fermati due trentenni, Paolo Grassi, nato a Codogno, nel lodigiano e residente nel quartiere Besurica di Piacenza e  Gianluca Civardi, 31 anni, di Fiorenzuola D’Arda, bloccati dalla Polizia, a Piacenza, dopo che alcuni residenti li avevano visti gettare degli abiti sporchi di sangue in un cassonetto del capoluogo emiliano. In attesa che domani il medico legale, incaricato dalle procure di Milano e Piacenza, effettui un esame approfondito sui resti dell’uomo e che martedì si tenga  l’udienza di convalida dell’arresto, dal carecere delle Novate, Civardi ha iniziato a parlare, mentre  Grassi avrebbe scelto la via del silenzio. Dopo tre ore di interrogatorio nella notte, Civardi è crollato e ha raccontato  di un terzo uomo, di carnagione scura,  sul quale però non ci sono riscontri. Il 7 agosto, giorno dell’omicidio,   i due sarebbero stati a casa del 77enne per parlare di affari, in specifico dell’apertura di una loro attività commerciale in Thailandia.  Improvvisamente sarebbe arrivato il terzo uomo che  avrebbe cercato di strangolare il docente per poi accoltellarlo.  I trentenni, storditi a loro dire da un the “drogato”, sarebbero stati costretti  ad aiutarlo a portare, in taxi, la valigia a Lodi. Secondo la ricostruzione della Polizia, i due ragazzi sono arrivati in via Settembrini tra le 16 e le 17, probabilmente in treno, visto che avevano due biglietti Piacenza-Milano. Dall’appartamento sono usciti intorno alle 22 e trenta. E a quel punto avevano il cadavere dell’uomo chiuso nel grosso trolley, che conteneva i sacchetti di plastica con il corpo tagliato in più parti, più alcuni arnesi tra cui delle forbici con quelle sarebbe avvenuto l’omicidio, almeno dieci colpi. Nell’auto gli investigatori hanno trovato anche due passamontagna, uno storditore elettrico, un altro grosso coltello. Tutto questo farebbe pensare a una premeditazione. Non vengono  escluse nemmeno le pista della truffa o del  ricatto a sfondo  sessuale, dal momento che i due trentenni avrebbero trovato un sistema per dirottare denaro dal conto corrente della vittima a uno a loro riconducibile.Civardi e Grassi sono accusati di omicidio aggravato, rapina, nella loro auto sono stati trovati computer e portafogli del professore e occultamento di cadavere.

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