Restano sotto sequestro, agli Spedali Civili di Brescia, le cellule dei pazienti e le apparecchiature da utilizzare per la terapia Stamina di Davide Vannoni. Lo ha deciso il gup Potito Giorgio con un provvedimento che, di fatto, conferma quello emesso alla fine di agosto da un suo collega del tribunale di Torino. La successione delle pronunce da parte dei giudici è dovuta a una intricata questione di procedura ma, in ogni caso, conforta l’opinione del pubblico ministero Raffaele Guariniello: gli esperimenti sui pazienti con il metodo Stamina vanno bloccati e a maggior ragione se vengono effettuati in un ospedale pubblico. Vannoni, che a novembre dovrà affrontare una richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, e che in questi giorni sta sostenendo a Torino un processo in cui è accusato di tentata truffa alla Regione Piemonte, non demorde: “Il sequestro è illegittimo e i pazienti faranno sicuramente ricorso. Spero solo che i tempi siano brevi”. Guariniello aveva proposto al tribunale di Torino di mettere i sigilli a Stamina per evitare che venisse portata avanti una terapia inutile e potenzialmente nociva. La “cura Vannoni” era stata autorizzata da non meno di 160 giudici di varie località italiane che avevano accolto le richieste delle famiglie dei malati. Ma era anche stata bocciata da altri 176 magistrati. Uno dei quali, un torinese, si era spinto a scrivere che si trattava di “ciarlataneria”. Ma la vicenda bresciana di Stamina non è ancora conclusa.

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