CREMONA – Ci vogliono quasi sei mesi per essere operati d’ernia all’ospedale di Cremona. Precisamente 171 giorni, come ha rilevato l’Asl il 10 ottobre. Nel caso di Ivano sono per ora passati due mesi e mezzo: l’ultima visita è del 29 settembre, quando il medico ha dichiarato al paziente che sarebbe stato contattato per il ricovero in Neurochirurgia per cinque giorni seguiti poi da un mese di riabilitazione. Da allora la chiamata non è arrivata e le due ernie in stato degenerativo, come le definisce la diagnosi, possono solo aspettare. L’operazione prevista dovrebbe inserire una specie di gabbietta per riequilibrare spina dorsale e bacino: gli interventi vertebro-spinali sono una delle caratteristiche del reparto cremonese. Lo stesso paziente però, nel caso singolo che fa pensare a una situazione non proprio rara, deve anche accudire i genitori ultra ottantenni: chi fa la spesa per loro è sempre il figlio cinquantenne, che oggi non accetterebbe il ricovero per il timore di lasciare soli i genitori, malgrado la propria sofferenza: infatti gli è stato prescritto il massimo riposo. Tra i medici della Neurochirurgia e i pazienti non dovrebbero esserci ostacoli: e l’ospedale non desidera altro che intervenire, com’è naturale. Da circa quindici anni però il blocco delle assunzioni colpisce la pubblica amministrazione e anche la sanità, oltre ai continui problemi di finanziamento da parte dello Stato. Una delle conseguenze sono le riorganizzazioni: la Neurochirurgia di Cremona infatti è nata dall’accorpamento di due reparti e funziona in modo tale da fare miracoli, dato che i malati preferiscono l’ospedale alle case di cura e in vari casi manifestano pubblicamente la loro gratitudine. Il personale dello stesso reparto a fine agosto tuttavia ha scritto una lettera firmata da 30 dipendenti che hanno segnalato di dover improvvisare a ritmi schizofrenici, elencando una fitta serie di contraddizioni organizzative. Oggi a Cremona durante una riunione del sindacato di base si parla infatti anche della Neurochirurgia, oltre ad altre questioni. Durante il periodo festivo si ridurrà infatti come ogni anno l’attività ospedaliera in generale, salvaguardando le urgenze.

 

 

Paolo Zignani

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata