CREMONA Sperare, confidare di essere ascoltati e scrivere lettere, per ora il Comune non può fare altro: stamattina il sindaco Gianluca Galimberti e l’assessore Alessia Manfredini hanno chiesto al ministro all’ambiente di tener conto che un inceneritore come quello di Cremona, inefficiente e sempre pronto a guastarsi, come dimostrato da una lunga serie di contrattempi, non si merita proprio lo Sblocca Italia ha il presidente del consiglio Matteo Renzi ha tanto voluto. La nuova legge tanto contestata dalle associazioni ambientaliste inserisce gli impianti che bruciano rifiuti in una rete nazionale che vale uno schiaffo al municipio e all’amministrazione comunale, proprio mentre la linea 1 dell’impianto è ferma dal 31 dicembre perché occorre limitare l’eccesso di emissioni inquinanti e quindi sta funzionando solo la linea 2. Così è partita la missiva al ministro Gian Luca Galletti e all’assessore regionale Claudia Terzi. La proprietà dell’impianto è di LGH che lo gestisce tramite Aem, tuttavia il Comune, che dentro la holding pesa per il 30 per cento, fa notare quanto lo Sblocca Italia contraddica la dura realtà locale. In via Antichi Budri l’affermata eccellenza lombarda degli inceneritori perde colpi. Non si può neppure accertare, come il municipio fa sapere al ministero e alla Regione, che l’impianto soddisfi le norme sul recupero energetico. La nuova legge che per tutelare salute e ambiente dà nuova vita agli inceneritori allora sarebbe quindi inapplicabile a Cremona, dove si disperde energia e calore. La stessa LGH coltiva dubbi sulla produttività dell’impianto cremonese e sta considerando la sostenibilità economica, gli indicatori ambientali, l’impatto occupazionale di una chiusura o di una ristrutturazione che non si saprà quanto costosa prima di uno studio pronto per il mese di ottobre. Mentre si discute e si scrivono lettere, Cremona rimane chiusa in un’area critica conclamata dalla Regione e asfissiata dallo smog.
Paolo Zignani

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