Brescia Discariche, inceneritore, diossine, pcb cromoesavalente. Sono solo alcune parole chiave per descrivere il territorio bresciano. Parole che conoscono bene alcune mamme residenti nei territori tra Ghedi, Castenedolo, Montichiari e che di fronte a gravi patologie dei loro figli hanno imbracciato la telecamera e documentato dall’alto la devastazione ambientale. Le hanno così chiamate le mamme volanti, un gruppo di donne che da mesi si batte per fermare lo scempio ambientale e per fare in modo che quello che stanno vivendo non si ripeta. Loro costrette a fare la spola tra casa e ospedale per curare i loro bambini malati di tumori, leucemie e non solo. C’è chi come Gloria baresi, giovane mamma residente a Ghedi ha due bambini di sei e nove anni con due malattie rare. Nel giro di pochi chilometri altri piccoli soffrono di patologie semisconosciute. La contaminazione ambientale è la causa di questi gravi problemi di salute? Ne sono convinte loro, rosa, simona, raffaella gloria e molte altre donne che a gran voce chiedono alle istituzioni un’inversione di tendenza. Le abbiamo contattate , conosciute e interpellate sull’argomento e loro si dicono convinte che così non si può piu andare avanti. Siamo stati così agli spedali civili di brescia dove un’equipe medica dell’opsedale dei bambini e del reparto di pediatria e oncoematologia ci ha illustrato la situazione degli ultimi anni. Stazionario il numero di leucemie infantili mentre in aumento i tumori solidi. Le percentuali di guarigione sono molto alte nei piccoli pazienti e ad oggi, spiegano dal nosocomio cittadino, non è ppossibile stabilire una netta correlazione tra patologie tumorali e inquinamento. Ancora più difficile attribuire alla contaminazione di aria acqua e suolo la causa delle malattie rare che nell’80% dei casi, spiegano i medici, sono dovute a altererazioni genetiche. Doveroso poi un incontro con gli esperti del reparto epidemiologico dell’asl. Qui ci hanno detto che è assolutamente improprio parlare di terra dei fuochi bresciana perché nn esistono le stesse pessime condizioni che si verificano invece nel sud Italia. In più non esistono ad oggi studi specifici che attestino lo stretto legame tra malattie infantili e ambiente compromesso. Al telefono poi lo studioso Marino Ruzzenenti ha confermato la tesi dell’Asl: assolutamente improprio paragonare Brescia alle province di Napoli e Caserta, si perché nel sud hanno bruciato 10.000.000 di metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi mentre a brescia nel corso del secolo sono stati tumulati ben 67.000.000 di metri cubi. davvero improprio parlare di terra dei fuochi bresciana, la situazione spiega ruzzenenti da noi è ben peggiore.

 

Barbara Appiani

 

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