Credera Il cantiere della nuova centrale a biogas si vede dall’ingresso di quel che resta del vecchio mulino dei frati, ormai abbracciato da rovi spinosi, decrepito e dimenticato. Restano brandelli di muri, qualche manufatto di cemento e di pietra: era quella un tempo l’attività economica che funzionava nella campagna di Credera Rubbiano, lungo uno dei tre corsi d’acqua della zona. In un angolo di verde, nel parco dell’Adda Sud, tra rogge, un bosco e un sentiero, vicino a una scuola e alle case, una ditta edile sta costruendo una centralina elettrica a gas, autorizzata dal Comune. L’impianto brucerà sottoprodotti agricoli, usando letame e liquame: il metano, bruciando, genererà energia elettrica che sarà venduta al gestore nazionale dell’energia in cambio di lucrosi contributi. L’azienda agricola proprietaria, da quanto si sa, potrebbe essere venduta alla multinazionale Granarolo, che già acquista il latte, dato che i familiari dell’agricoltore svolgono altre professioni. Affari dunque ed energia elettrica in pieno parco dell’Adda Sud. La reazione degli abitanti, appena hanno visto iniziare i lavori, è stata un’assemblea e poi la formazione di un comitato, che stamattina nella frazione Rubbiano, nella piazza vicino alla chiesa, ha spiegato ai passanti quali effetti comporta una centralina di quel tipo, autorizzata soltanto dal Comune perché di potenza inferiore ai 250 kw, mentre il settore ambiente della Provincia nulla sapeva. Ma nemmeno gli abitanti sapevano e quel che il comitato lamenta, sostenuto da Luigi Cavallanti e altri cittadini, è proprio la mancanza di consenso informato su un tema ambientale. I motivi ci sono. In paese ci sono circa 90 persone malate di cancro: non si sa quali sono le cause, ma nel frattempo in paese aumenterà l’inquinamento, grazie a un impianto che sarà finanziato da contributi pubblici. Oltretutto l’azienda agricola costruirà delle condotte di cemento nel sottosuolo, per portare i liquami fino all’impianto: il risultato sarà l’abbattimento di una parte di bosco. Per molti abitanti è una ferita, all’ambiente e al paesaggio.

Paolo Zignani

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