Cremona: famiglia in crisi, il Comune tace

CREMONA Mi ha chiamato mio padre, mi ha detto che stavano per staccare la corrente e mi sono sentita così male che non riuscivo più a respirare. E’ il regalo che mi ha fatto l’Enel per il mio compleanno.

E’ stato uno choc per Marsida Istrefi, residente a Cremona ormai da una decina d’anni con i suoi due figli, l’una all’asilo l’altro alle elementari.

Spaventata dal debito che aumentava, la giovane mamma aveva lasciato l’Aem e firmato un contratto con l’Enel, che negli ultimi giorni le ha inviato per sms il preavviso di distacco della corrente. E’ lei una degli ex utenti che vorrebbero tornare con l’ex municipalizzata ma non possono: le pratiche burocratiche non sembrano allineate. L’assistente sociale ha riferito alla donna di aver pagato il debito all’Aem, ma negli uffici di viale Trento Trieste risulta ancora un debito. E’ il welfare che non funziona più, colpito dai tagli dei finanziamenti statali e dalla precarietà del lavoro. Chi aiuta Marsida – oltre al padre, che ha una modesta pensione – è un vicino di casa, anche lui residente in un alloggio popolare del Comune gestito dall’Aler, e a propria volta già in debito di 700 euro, con il timore di un distacco anche perché in questi ultimi tempi è rimasto senza lavoro. La giovane mamma invee lavora, ma a soli cinque euro l’ora per una ditta di pulizie che si è vista ridurre la propria attività da un centro commerciale: lo stipendio non arriva a 400 euro al mese. E le domande sono pressanti: se aiutano altri perché non trovano almeno il modo di farmi lavorare di più? Si trovano nelle immondizie degli alimenti dati dalla Caritas ad alcune persone in difficoltà, mentre altri pagano cara la crisi e non trovano aiuto. Va peggio ai due figli: la casa è talmente umida che per riscaldarla la bolletta del gas diventa astronomica, e i bambini spesso mancano dalla scuola per malattia. Il Comune segue il caso tuttavia ancora manca una via d’uscita.

 

Paolo Zignani