CREMONA. Un condannato in primo grado per disastro ambientale doloso, Enrico Gilberti, invitato e presente nella prima riunione dell’Osservatorio Tamoil, e il radicale Gino Ruggeri rimasto fuori, anche se proprio grazie a lui il Comune ha fatto parte del processo a cinque ex dirigenti della Tamoil di Cremona, di cui uno assolto. Un altro radicale, Sergio Ravelli, oggi ha presentato il suo libro “Morire di petrolio” al Centro Costa di Bologna, dedicato alla storia della raffineria chiusa ma già oggetto di un progetto di riqualificazione industriale, ovvero un polo di riciclo della plastica nella sede dell’industria libica nell’ex Bortolotti lungo la tangenziale. Durante la riunione del nuovo Osservatorio Tamoil, l’altro ieri nella sala del consiglio comunale, si è parlato anche del polo di riciclo che l’assessore Alessia Manfredini tre anni fa, quando era all’opposizione, aveva definito folle. Da parte delle associazioni ambientaliste emerge il dubbio che si debba scegliere tra l’incudine e il martello: se bruciare la plastica o riciclarla, in una località tuttavia vicina al Po, con il rischio di una dispersione di materiale inquinante da Cremona al Delta nel Polesine. E quelle tecnologie sperimentali sono veramente sicure? Sinora si parla di test svizzeri e soprattutto di un’attività che economicamente potrebbe chiudere il bilancio in modo positivo. Secondo Sergio Ravelli la Tamoil ringrazia la città con uno pseudo progetto industriale per dodici lavoratori dopo la chiusura di uno stabilimento da 255 dipendenti, e soprattutto dopo sessant’anni di raffinazione che hanno devastato l’area. Invece di procedere alla bonifica dunque si va nella direzione opposto. Del progetto del polo di riciclo si parla di quasi tre anni e non era mancato un dibattito in consiglio provinciale. Ravelli ricorda le parole dell’assessore all’ambiente, Alessia Manfredini del Pd, che dall’opposizione definiva folle e inaccettabile la proposta parlando di una Tamoil che vuole tornare a inquinare a 150 metri dalla casa più vicina. Si pensava a un insediamento nell’ex raffineria, ora si indica l’ex Bortolotti, comunque prossima alle abitazioni. Manfredini si aspettava buon senso, lungimiranza e rispetto dei cittadini e dell’ambiente. Ravelli ribadisce di non aver cambiato idea.

 

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