CREMONA La crisi economica ha colpito senza pietà altre due famiglie ieri a Cremona, entrambe con minori a carico. Solo i picchetti di resistenza passiva e la mediazione del comitato antisfratto ha rinviato il dramma della perdita dell’abitazione.

La perdita del lavoro, l’accumulo dei debiti e alla fine la perdita della casa: si spacca così il fragile equilibrio sociale ed economico di questi anni di crisi, trasformandosi in emergenza abitativa. Ieri sono stati due gli sfratti rinviati di alcuni mesi grazie ai picchetti di resistenza passiva del comitato antisfratto e alla mediazione accettata dai proprietari dei due appartamenti, entrambi in affitto, l’uno nel quartiere Villetta l’altro in via Massarotti. La crisi economica ha i volti della famiglia albanese di Hidri, con un bambino di otto mesi. Il padre ha perso il lavoro e il nucleo familiare, pur vivendo in Italia da tempo, non ha ancora raggiunto i cinque anni di residenza. Non ci sono dunque i requisiti per ottenere alcun aiuto dai servizi sociali e nemmeno per entrare nella graduatoria d’assegnazione delle case popolari. Non c’è alcun parente accanto a loro, nessuna forma di sostegno per il minore. L’ufficiale giudiziario li farà uscire di casa il 4 giugno: la proposta del comitato è l’assegnazione di un alloggio popolare in deroga, dopo una sistemazione temporanea. Numerosa invece la famiglia rumena di Tanase, lavoratore dal reddito insufficiente per i tre figli, la moglie e la nonna. I servizi sociali del Comune seguono anche in questo caso, dando un piccolo aiuto ai minori in età scolare. Nessun sostegno economico però nemmeno per loro, e neanche è stato fatto un programma personalizzato. Le crisi restano crisi. E niente cambia pur essendo cambiata l’amministrazione, anche se ci sono alloggi popolari inutilizzati a centinaia. Sono stati circa 50 al mese gli sfratti richiesti in provincia l’anno scorso. Proclami elettorali di solidarietà ai più deboli, da parte del sindaco di centrosinistra Gianluca Galimberti, ma anche quest’anno diverse famiglie arrivate alla disperazione hanno dovuto scegliere la lotta mediante la resistenza passiva, per ritrovare la speranza di avere almeno un tetto sotto cui dormire. Secondo il comitato antisfratto il Comune prepara quindi un 25 aprile carico di belle parole.

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