Cremona Magia a Cremona, dove la centrale a biomasse di Linea Energia, società del gruppo Lgh, sembra condurre una doppia vita. Il 17 dicembre del 2012 un gruppo di associazioni ambientaliste presenta un esposto per chiedere un avvio di indagini sull’impianto che sorge in via Antichi Budri accanto all’inceneritore. Le critiche sono pesanti: si tratterebbe di danno erariale allo Stato, perché la legna, grazie alla centrale a biomasse, non viene più bruciata dall’inceneritore ma dalla biomasse, che ottiene contributi pubblici. Le associazioni chiedono al Comune e alla Provincia di Cremona copia dei certificati di fine lavori e di collaudo, ma entrambe le amministrazioni rifiutano di mostrare i documenti. L’esposto alla Procura risulta smarrito: lo avevano presentato il gruppo Luci, il coordinamento comitati ambientalisti Lombardia, Condotta Slow Food, Salviamo il Paesaggio, il comitato No inceneritori, e alcuni cittadini privati. L’esposto non si trova più da due anni, le richieste di accesso agli atti sono state respinte e al loro posto ecco in queste settimane, da parte del centrosinistra, il rinnovo del contratto fra il Comune di Cremona e Linea Energia. Dopo il cambio di colore delle amministrazioni, l’anno scorso, nulla cambia. La bozza è già stata firmata dal direttore del settore Ambiente del Comune di Cremona Marco Pagliarini che spiega la scelta con motivazioni economiche. L’impianto è autorizzato a smaltire legna, il Comune può conferire risparmiando, l’energia ricavata viene utilizzata nel teleriscaldamento, quindi il contratto viene rinnovato per cinque anni, fino al 31 dicembre 2019. Un rinnovo che vale una spaccatura fra Comune di Cremona e associazioni ambientaliste, le quali avevano segnalato che guarda caso l’impianto di via Antichi Budri è stato attivato entro il 31 dicembre 2012, cioè il giorno prima del cambiamento del regime dei contributi. Un giorno di ritardo avrebbe causato una perdita di ricavi: per questo la data dei certificati è così importante. E in un’area critica per l’inquinamento atmosferico, come Cremona, la Regione vieta impianti a scopo commerciale. Eppure grazie alla tariffa 2012, la centrale incassa due milioni e 240mila euro all’anno anche se ha prodotto meno energia di quanta ne ha dispersa l’inceneritore, secondo le analisi del consulente degli ecologisti, Massimo Cerani.

 

Paolo Zignani

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