Colpo di scena in sala Puerari, ieri, a Cremona, dove è apparsa in tutta la sua drammaticità la scelta che il Comune dovrà prendere: realizzare prima il registro delle coppie di fatto, anche per tutelare i diritti individuali degli omosessuali a non essere discriminati, oppure promuovere l’altro registro, quello della bigenitorialità, che garantirebbe ai figli dei divorziati, papà e mamme, di avere doppia residenza, tenendo quindi rapporti più facili con entrambi i genitori? La guerra non è dichiarata, nessuno oppone le due categorie, eppure il Comune di Cremona si trova di fronte due proposte diverse che chiedono entrambe impegno amministrativo e politico. Ci sono padri divorziati in grave crisi economica, che hanno perso il diritto di abitare a casa propria anche se continuano a pagare il mutuo, e devono contribuire al mantenimento del figlio. Con il lavoro precario e il basso potere d’acquisto l’emergenza è diventata un fenomeno sociale, che riguarda sia i papà che le mamme non affidatarie. La Regione Lombardia interviene con un contributo di 400mila euro al mese per sei mesi e chiede, tramite la Lega Nord, una legge nazionale. I consiglieri Federico Lena del Carroccio e Carlo Malvezzi del Nuovo centrodestra chiedono sono intervenuti nel convegno dedicato alle vittime del divorzificio, che in nome del separarsi è bello per evitare che i figli evitino di vedere i genitori litigare, poi produce affari enormi per psicologi e avvocati. Lo sfacelo della famiglia ha avuto anche la conseguenza di vedere carabinieri davanti alle scuole perché la mamma esclusiva affidataria ha potuto impedire all’ex marito di parlare con gli insegnanti del figlio. La Regione intende cambiare il regolamento per l’assegnazione delle case popolari, forse entro un mese, in modo che le vittime del matrimonio finito trovino respiro. Per l’associazione dei padri separati, che assiste anche le donne, dalla legge sul divorzio in poi si è assistito a un maschicidio al rallentatore, ovvero una distruzione economica e sociale di padri separati e castigati dalla legge. Per Carlo Malvezzi si è genitori per sempre e non è ammissibile che la legge tuteli solo la madre o il padre come succede da decenni in Italia, e chiede ben altro che un registro: bisogna finalmente capire la necessità di rimediare politicamente a un disastro e approvare una legge equa. Patata bollente quindi per l’assessore comunale Mauro Platè, che segue l’associazione dei padri da tempo e sta valutando il caso: urgono decisioni e il Comune è pressato da più parti.

Paolo Zignani

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