18mila 231 ettari. A tanto ammonta il consumo di suolo a Piacenza secondo i dati diffusi dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale. Dal report emerge che il terreno cementificato negli ultimi anni è pari al 7,1% della superificie totale. Un dato che non fa certo sorridere, se si pensa che a farne le spese è soprattutto il suolo agricolo, un tempo destinato alla coltivazione. Lo spazio sottratto alla natura, immolato sull’altare dell’espansione urbana, è ormai ricoperto di cemento, strade, palazzi, capannoni industriali che però, sempre più spesso, a causa della crisi, sono diventati delle vere e proprie cattedrali nel deserto. Sotto accusa finiscono le scelte urbanistiche di molti comuni che, nel piacentino, pianificherebbero 30 milioni di metri quadrati di suolo da destinare a residenziale e produttivo nell’arco di vent’anni, per quasi 50 mila abitanti in più. È però importante non dimenticare che il suolo è una risorsa non rinnovabile e le azioni dell’uomo sono qundi irreversibili. Inoltre, la cementificazione ha conseguenze sull’alimentazione, riducendo il numero di prodotti coltivabili.

Redazione

 

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