Brescia. Brescia e Verona, un matrimonio che alla fine s’ha da fare. Per il bene di entrambe le province e le relative economie. Alla fine un accordo sullo scalo D’Annunzio di Montichiari si deve trovare perché non è possibile, anzi è inconcepibile che sia sottoutilizzato e che presenti costantemente bilanci in rosso. La sua storia comincia nel 1998, inaugurato sotto il Governo Prodi per permettere di deviare i voli del Catullo di Verona per sei mesi e rifare le così le piste di decollo e atterraggio nell’aviosuperficie scagligera. Passata l’emergenza il D’Annunzio è tornato nel completo anonimato, dato che il traffico aereo, tornato a Verona, è andato scemando fino a ridursi ad un lumicino con 13.528 passeggeri nel 2014 e 40mila tonnellate di cargo merci. In mezzo una guerra fra la maggioranza Veronese e la minoranza Bresciana che, costituendo la società  Abem puntava a rilevare le quote per comandare. Dal 2007 ad oggi sono quindi andati in scena corsi e controricorsi fra Tar e Consiglio di Stato che hanno, di fatto, paralizzato lo scalo. Lunedì la firma da parte delle parti di una lettera d’intenti tesa a creare una partnership in grado di rilanciare lo scalo monteclarense. Un tentativo di accordo era stato già fatto nel 2011, ma era poi naufragato.  Punto di svolta di questa situazione l’entrata in scena della società Save che gestisce l’aeroporto di Venezia che ha acquisito importanti quote del Catullo.

80% alla Catullo, 20% ad Abem, che si impegna così a ritirare le azioni legali pendenti al Consiglio di Stato. La minoranza azionaria non spaventa la compagine bresciana.

In questa infinita storia però resta ancora da sciogliere il nodo Sacbo, società che gestisce lo scalo di Orio al Serio e che era entrata in trattativa per la gestione di Montichiari. Anche la Sacbo ha intentato azioni legali contro la Catullo, in merito al rinnovo della concessione della gestione dello scalo di Montichiari.

INTERVISTA A GIULIANO CAMPANA, PRESIDENTE ABEM

 

 

Fabrizio Vertua

 

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