Cremona. Dopo cinquant’anni le discariche di Sergnano e di Rivolta D’Adda tornano, ancora, sulle scrivanie cremonesi, precisamente del presidente della Provincia Carlo Vezzini. Problemi che rimbalzano, ancora e dopo anni, dal territorio ai centri di potere territoriale, nella città capoluogo, dove nulla mai sembra dover cambiare. Perché le discariche degli anni Sessanta debbano restare in eterno lungo le rive dei fiumi, con i rischi che ne conseguono, non è per niente accettato da tutti. Due le posizioni sinora. Proteste vivaci da parte dei consiglieri d’opposizione Giacomo Melini, di Sel a Rivolta, di Enrico Duranti a Sergnano, ma anche di Andrea Serena, che a Pianengo si trova in maggioranza. Attacchi trasversali, che comprendono anche Cinque stelle e Rifondazione comunista. Perché mai, ad esempio, l’assessore provinciale Fiorella Lazzari avrebbe bloccato quel contributo regionale di un miliardo e 400mila lire per la discarica di località Zita a Rivolta D’Adda, rimane per i tre consiglieri una domanda ancora senza risposta. Di qui il bisogno di ricostruire le cause di situazioni irrisolte ormai da generazioni. Da parte propria però il sindaco di Rivolta Fabio Calvi ha incontrato nei giorni scorsi Carlo Vezzini, con il quale ha concordato l’esecuzione dei primi esami sulla situazione del mucchio di rifiuti in riva all’Adda. Sarà valutata la situazione dei pozzi a valle, per sapere con certezza se c’è inquinamento e pericolo per la salute oppure no. Sarà l’Arpa ha verificare. Nel ‘92 le analisi confermavano i timori: la contaminazione delle acque era un dato di fatto. Eventuali esondazioni possono smuovere il terreno e quindi mettere in circolazioni i rifiuti, che sono di ogni genere, dato che le norme applicate in località Zita erano ancora quelle del 1941. Erano le politiche ambientali degli anni Sessanta, che consentivano di riempire discariche vicino ai fiumi limitandosi a coprirle con uno strato di terreno. Nessuna richiesta di bonifica però risulta per ora al Comune di Rivolta e qui sta il punto. Per ottenere una bonifica e quindi la piena sicurezza occorrono soldi e non pochi. Anche a Sergnano nulla cambia mai per la discarica Piacentini, pur dopo discussioni in consiglio comunale, manifestazioni popolari e sollecitazioni alla Regione da parte del sindaco Bernardi. E’ lo stato di salute dell’ambiente in provincia: il rimedio costa. Così le proteste salgono di tono, e Duranti Serena e Melini hanno già inviato una raccomandata in Provincia per chiedere che vengano presi provvedimenti. Sul territorio, dunque, ci sono troppi casi critici che non dovrebbero diventare eterni.

Paolo Zignani

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