CREMONA. Sulla riforma sanitaria regionale si è scatenata un’incontenibile bagarre politica: volantinaggio di Rifondazione comunista oggi al mercato di Piadena e domani all’ospedale di Cremona, contro i ticket troppo alti, definiti tassa sulle malattie, le liste d’attesa e il servizio sanitario troppo caro per una parte della popolazione, cinque stelle che accusano la giunta Maroni di avviare un valzer di poltrone che non giova certo ai cittadini, e anzi si prepara a nominare assessore Mario Melazzini del Nuovo centrodestra, già assessore con Formigoni. Anche il Partito democratico protesta duramente perché la Regione ha fatto esplodere la spesa sanitaria facendola pagare ai lombardi. Nella stessa maggioranza del Pirellone c’è imbarazzo, tanto che Forza Italia che critica la nuova organizzazione degli ospedali, alcuni dei quali, come quello di Crema, destinati a perdere autonomia organizzativa: i sindaci cremaschi poi non vogliono l’accorpamento con l’Asl di Mantova, poiché preferiscono Lodi. Malumori anche per la rivalità fra Cremona e Mantova, ciascuna delle quali vuole la sede centrale della nuova super azienda sanitaria, che spetterebbe a Cremona. Nessun ospedale, è stato però precisato, sta per chiudere e nessun reparto viene cancellato.

L’azienda ospedaliera di Cremona intanto pubblica i nuovi dati della relazione delle performance 2014, secondo un piano di obiettivi di efficienza dei servizi che viene prolungato di un anno, poiché è stata introdotta l’intensità di cura. Viene quindi curato prima il paziente più grave, anche spostando personale da un reparto all’altro. Non mancano dati positivi: nelle liste d’attesa diminuiscono i casi di superamento del tempo massimo previsto dalla Regione, dal 4,8 al 3,5 per cento, aumentano sia i ricoveri che le cure ambulatoriali dei pazienti che risiedono fuori dalla Lombardia, e cresce la percentuale di pazienti che, se colpiti dalla stessa malattia, torna a farsi curare a Cremona, che gestisce anche l’ospedale di Casalmaggiore. La spesa per il personale è in calo di 560mila euro in anno su un totale di 119 milioni nel 2014; gli addetti sono più di 2.400. Scendono le spese per acquisti di beni e servizi non sanitari, aumenta la durata sia dei debiti che dei crediti, tuttavia l’indebitamento complessivo si sta riducendo. Ci sono problemi eccome: gli eventi formativi, per l’aggiornamento professionale, non hanno mai registrato una partecipazione così bassa negli ultimi cinque anni come nel 2014, proprio a causa dei ritmi e dei carichi di lavoro, come sostenuto dai sindacati. Il Pronto soccorso è intasato, tanto che è stato necessario un progetto specifico. I posti letto accreditati dalla Regione sono stati tagliati da 938 a 925 in tre anni, ma raramente restano vuoti. La soddisfazione dei pazienti secondo i dati resta forte. Le donazioni all’ospedale, in tre anni, sono poi arrivate a 200mila euro: un segno d’amore dei cremonesi a un ospedale che storicamente sentono come loro proprietà.

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