Cremona. Si attende la decisione dei giudici sulla richiesta, avanzata ieri in tribunale a Cremona, di applicare la misura della sorveglianza speciale con obbligo di dimora in città per un militante del centro sociale Kavarna di Cremona, Matteo Arisi. Una richiesta sproporzionata per lo stesso avvocato che segue i centri sociali, Sergio Pezzucchi, perché la misura è applicata nei casi di criminalità organizzata mentre l’assistito sta affrontando un processo a seguito di arresti legati a disordini in occasione di un presidio di Forza Nuova nel modenese. A pocha distanza dal tribunale, mentre in aula a porte chiuse si svolgeva l’udienza, è stato organizzato un presidio per denunciare la misura, una forma di repressione preventiva che rappresenta una nuova risposta verso soggetti  ritenuti 2socialmente pericolosi”. Nel volantino distribuito si spiega  che tale misura impone limitazioni della libertà personale che possono variare dal divieto di frequentare certi luoghi e persone al divieto di uscire da un domicilio, ed è applicata a coloro che sono ritenuti svolgere attività contrarie alla morale pubblica, con l’obbiettivo di isolare la persona. Il ricorso alla sorveglianza speciale sta prendendo sempre più piede, oggi a Cremona come già in altre città:  è stata applicata contro compagni e compagne di Genova, Torino Bologna, Saronno e Teramo. La forma di repressione preventiva  dei comportamenti sgraditi che ha come obbiettivo di emarginare chi ne è colpito; con il predisio gli anarchici hanno denunciato questa pratica e ogni forma di repressione, e hanno portato solidarietà ai compagni privati della libertà.

 

 

 

Susanna Grillo

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