Piacenza Rilevavano società in fallimento, le intestavano a terzi e le svuotavano dei beni, vendendo a ignari compratori, e il ricavato, milioni di euro, lo dirottavano su conti correnti esteri o ad altre società fittizie. Al momento dell’arrivo del curatore fallimentare le società avevano solo debiti e nemmeno un euro in cassa. Era questo il meccanismo fraudolento creato ad hoc da una banda costituita da tre persone, Roberto Piras, Riccardo Trusendi e Gabrielle Baldar. Per lorfo le manette sono scattate all’alba dopo mesi di indagini da parte della Direzione Investigativa Antimafia di Genova e Bologna, della Guardia di Finanza coordinate dalla Procura di Piacenza. i tre sono accusati di autoriciclaggio e bancarotta per distrazione di fondi in società in stato di fallimento. Una quarta persona a breve sarà raggiunta dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere.  Piras e trusendi imprenditori e faccendieri avevano contatti con l’ndrangheta e operavano a la spezia e massa. Nel mirino della banda anche la “Caorso Trasporti”, acquistata nel 2008 e intestata a persone vicine a Trusendi, dichiarata fallita successivamente, è stata prosciugata di tutti i suoi 337 camion, venduti a ignari compratori. Il curatore fallimentare una volta subentrato ha trovato debiti per 11 milioni di euro e niente in cassa, nonostante la vendita effettiva dei mezzi. Questo gioco di distrazione di milioni di euro, rimbalzati letteralmente da una società all’altra o da un conto corrente all’altro ha reso molto difficili le indagini, fanno sapere gli inquirenti. Nella perquisizione dell’abitazione di Trusendi, residente nello Spezzino, gli investigatori hanno trovato un milione di euro in contanti suddiviso in mazzette riposte in varie parti della casa e anche in 50 giacche dell’uomo.

Barbara Appiani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata