Com’è possibile immaginare una ruspa passare per sentieri stretti, circondati da alberi, come nella riserva naturale Palata Menasciutto? Eppure la società bresciana Inbre, che già gestisce diverse piccole centrali idroelettriche e sta migliorando il proprio bilancio da tre anni, ampliandosi tramite fusioni societarie, non ha alcuna intenzione di abbandonare l’idea e forse potrà presentare un progetto anche nella riserva naturale che sorge a tre chilometri da Crema, fra Pianengo e Ricengo. Sarebbe così costruita una barriera di cemento e alcune turbine per produrre elettricità in un luogo di incantevole serenità, frequentato da pedoni e ciclisti, appassionati di fotografia e naturalisti, che vi possono trovare una specie in estinzione come la rana di Lataste e altri animali, oltre a una meravigliosa vegetazione. Pochi giorni fa la giunta Maroni poi ha deciso di stanziare altri 225 milioni di euro per finanziare il programma energetico ambientale regionale, che prevede la possibilità di istruire pratiche burocratiche per i privati che vogliono produrre energie rinnovabili, regolarmente premiate dallo Stato con dei contributi pubblici. L’obiettivo nazionale è la riduzione di consumo derivati dal petrolio, ma sorgono altri problemi. Lo statuto della riserva naturale, che sorge nel parco del fiume Serio, non permette alcun tipo di lavori. Inoltre la riserva è stata istituita con delibera del consiglio regionale, atto quindi superiore alla delibera di giunta. Eppure è il parco del Serio che propone la manutenzione straordinaria del Menasciutto compresa la valorizzazione energetica, stabilendo anche l’obiettivo di individuare eventuali ostacoli giuridici da superare. Incredibile per il comitato ecologista; si è opposto anche Bassano Riboni del Wwf, che dopo una visita guidata ha sostenuto che una riserva non può essere in ordine come un giardino. E sono intervenuti anche biologi e ingegneri ambientali contro il progetto. I quattro Comuni confinanti, però, sono vincolati da un accordo di programma del 2008 che non tiene conto dello statuto della riserva e ha già consentito di spendere fondi europei per opere di compensazione, come una ciclabile e un piccolo museo dell’acqua, situato a Casale Cremasco, solitamente chiuso. C’è il rischio, per i Comuni, di subire richieste di penali e risarcimento danni. La società Inbre potrà costruire centraline mini idro anche in altre Palate, come la Babbiona e la Malcontenta, realizzate secoli fa per favorire le irrigazioni agricole. E dire che anche nel mese di maggio la domanda nazionale di energia elettrica, come ha comunicato la società Terna, è diminuita, come avviene ormai da anni a causa della crisi economica. L’ultima parola spetterà comunque all’amministrazione provinciale, o quel che ne resterà.

Paolo Zignani

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