CREMONA. Domani, lunedì 20 luglio, una riunione delle associazioni ambientaliste a Palazzo Cattaneo potrebbe dare il risultato che già in diversi stanno auspicando: aprire la strada per ricostituire il comitato contro l’inceneritore, che venne costruito dall’ex municipalizzata Aem pur dopo il referendum del ‘94, che aveva visto vincere i voti contrari. Era un referendum comunale, dal valore solo consultivo, rimasto senza conseguenze. Oggi alcuni di coloro che allora erano favorevoli alla realizzazione del combustore si trovano oggi schierati nel fronte trasversale di chi vuole la dismissione in tempi rapidi, delusi dallo studio del consorzio Leap. Le reazioni, da parte delle associazioni ambientaliste, come quelle di Benito Fiori e Marco Pezzoni, che hanno assistito all’ultima commissione ambiente, sono state molto amare. Gli esperti del consorzio piacentino non hanno presentato un piano realizzabile per lo spegnimento entro tre anni, anzi propongono dieci anni per una chiusura a costo zero. La lettera pubblicata su internet dal Federico Balestreri, dei Medici per l’ambiente di Cremona, è stata un segnale. Balestreri ha ribadito la linea sostenuta in questi decenni. La combustione dei rifiuti può produrre emissioni a norma di legge, ma quel che conta è la massa finale delle sostanze inquinanti, persistenti e bioaccumulabili nel corso degli anni. Si tratta di polveri fini e ultrafini scarsamente degradabili per via chimica e biologica, e che entrano anche nella catena alimentare perché ricadono sul suolo attorno all’impianto di via Antichi Budri, in zona San Rocco, dove adesso sorge anche una centrale a biomasse. Da tempo ormai gli ecologisti si appellano comunque al principio di precauzione, e chiedono anche a Cremona di riciclare, non di bruciare. Forse torneranno in azione l’ex assessore Francesco Bordi, ma anche Sergio Ravelli, Agostino Melega, Ettore Manes e altri che si sono battuti da anni. Salviamo il Paesaggio è poi una delle organizzazioni più attive e da tempo chiede un ampio coinvolgimento dei cittadini, dei medici, delle associazioni e delle istituzioni competenti. Da parte propria il sindaco Galimberti si è impegnato per una dismissione entro tre anni accompagnata da un piano industriale: buona parte della giunta è rimasta delusa dallo studio del consorzio Leap, ma anche Roberto Poli, vicecapogruppo del Pd, ha manifestato contrarietà. La chiusura dell’impianto è stata chiesta ripetutamente anche dai cinque stelle. Nei prossimi giorni si riunirà la commissione Vigilanza presieduta da Marcello Ventura, per una verifica sulle procedure sinora seguite dal centrosinistra cremonese.

 

 

 

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