Cremona. Presidio infoltito da uomini politici stamattina davanti all’ex scuola di Picenengo, adibita a centro d’accoglienza per i profughi. Non mancano critiche a queste manifestazioni di protesta poiché coinvolgono anche minori e donne, un cittadino di Picenengo ha sostenuto di non capire queste proteste. I profughi in provincia di Cremona sono in tutto 428 su 360mila abitanti, come risulta dal bando delle Prefettura, che mette a disposizione dei gestori delle strutture circa due milioni di euro, provenienti dai finanziamenti statali. L’amministrazione comunale ha ristrutturato l’ex scuola, già di proprietà da anni, con 15mila euro e una serie di aiuti spontanei. Il consigliere regionale Federico Lena promette però di ostacolare il sindaco Galimberti quando chiederà aiuto in Regione. Eppure i centri sociali cremonesi, com’è stato notato, non sono stati chiusi nemmeno dalla Lega e dal centrodestra. D’altro canto il Comune ha inviato in Regione una manifestazione d’interesse per un bando da 300mila euro, che potrebbe consentire di rendere di nuovo agibili più di venti alloggi a San Felice, sempre che i fondi siano disponibili non solo per l’Aler ma anche per gli enti locali. Il Comune da parte propria sta effettuando una serie di lavori di ristrutturazione delle case popolari, come in piazza dei Patrioti, via Litta via Ceccopieri e non solo, mentre altri 55 alloggi sono già stati resi abitabili, fra via Platina, via Alfeno Varo e via Tofane, e saranno assegnati seguendo la graduatoria o i casi d’emergenza. Il nuovo bando semestrale è stato pubblicato: proprio 55 le case disponibili, con diverse centinaia di domande. In estate però il Comune vuole una moratoria degli sfratti: un incontro si è svolto in questi giorni tra la Prefettura e l’assessore ai servizi sociali Mauro Platé. Le manutenzioni vanno fatte, da alcuni anni, senza toccare la spesa corrente, ma solo i fondi in conto capitale del Comune, che derivano dagli oneri di urbanizzazione e dalle alienazioni. Gli oneri arrivavano a quattro o cinque milioni annui prima della crisi economica esplosa durante l’amministrazione Perri. Ora la previsione si ferma a un milione e 200mila euro l’anno. Indispensabile, quindi, per sostenere le pesanti conseguenze sociali della crisi, vincere bandi e ottenere i finanziamenti disponibili.

Paolo Zignani

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