Cremona, riforma sanitaria: un mistero

Crema non vuole perdere la direzione ospedaliera autonoma a favore dell’accorpamento delle direzioni di Cremona, Brescia e Mantova, Cremona non vuole saperne di rivolgersi a una direzione ospedaliera mantovana, proposta dai virgiliani a loro vantaggio, Crema pensa bene di allearsi con Lodi, la quale invece, secondo la riforma sanitaria che sarà discussa dopodomani al Pirellone, dovrebbe allearsi con Pavia. I mantovani da parte loro non vogliono che Viadana venga controllata da Cremona e desiderano impadronirsi di Casalmaggiore, al confine tra cinque province fra Lombardia ed Emilia, dunque quanto mai strategico per fare concorrenza. Crema poi non si ferma e cerca alleati anche a Soresina, dove il nuovo polo sanitario potrebbe dare sostegno a una possibile autonomia cremasca da Cremona e Mantova, assieme a Rivolta D’Adda. Stefania Bonaldi e Agostino Alloni tessono alleanze, ma resta un mistero per loro come Valtellina e Val Camonica da sole meritino una direzione che Crema perderà resta un mistero lombardo. Nessun ospedale chiuderà, anzi nemmeno un reparto, ma non si capisce dove si prenderanno le decisioni e a vantaggio di chi. Sembra un puzzle senza soluzione. Ripartendo da capo, la Regione ha deciso di riorganizzare le direzioni sanitarie. Al centro ci sarà l’Azienda per la tutela della salute, con il compito di programmare, acquistare e controllare i servizi sanitari. Sul territorio lombardo ci saranno sei direzioni di aree vaste che uniranno almeno due province, mentre ogni azienda socio sanitaria territoriale, che sostituisce di fatto le direzioni ospedaliere, avrà un bacino d’utenza di 600mila abitanti. Sinora ogni possibile soluzione è stata contestata ed è emersa anche una singolare protesta: grazie alla riforma le direzioni aumenteranno da 29 a 30, contando anche gli istituti di ricerca. Per ora Cremona e Mantova, come dicono i sindaci Galimberti e Palazzi, sono d’accordo di rafforzare la collaborazione fra le due ex Asl che diventeranno Ast. Ma il Casalasco? Per il consigliere regionale della Lega Federico Lena, soresinese quindi fuori dai grandi giochi, ci vogliono quattro Asst: Crema, Cremona, Mantova e Casalmaggiore. Per i cinque stelle, la riforma sanitaria è una cambiale in bianco da venti miliardi euro per dilettanti allo sbaraglio, che Stefano Buffagni non perdona. La grillina Paola Macchi sottolinea la grande assente: la psichiatria, che tra crisi economica e sociale e immigrazione, aumenta i pazienti e vede ridurre il personale. A Cremona inoltre continua la raccolta di firme dei familiari, per impedire il trasferimento del Centro psicosociale dall’ex Inam all’ex manicomio di San Sebastiano, dove da una decina d’anni si trova, ironia della sorte, la stessa direzione dell’Asl.

Paolo Zignani