CREMONA Trasferire i malati psichiatrici dall’ex Inam a quello che fu il manicomio di Cremona, cioè il San Sebastiano in via Belgiardino, proprio no, è inaccettabile. Di questi tempi di integrazione non si parla, lo stigma è ancora molto forte e tornare in un luogo che evoca ricordi terribili ai familiari dei pazienti è un incubo.La Regione sinora ha negato il finanziamento necessario, 300mila euro, ma d’altro lato la direttrice generale dell’azienda ospedaliera Simona Mariani non ha ancora accordato un incontro a Maria Rita Balsamo dell’associazione Didiapsi. Il progetto non è cancellato, così la raccolta di firme è partita ieri sera, con oltre un centinaio di adesioni, per chiedere al sindaco Gianluca Galimberti di individuare un’alternativa. Un’ipotesi potrebbe essere una sede in via Stenico vicino alla Caritas, nell’immobile messo in vendita dall’Asl, un tempo sede del centro tumori e della guardia medica, e dove con una ristrutturazione si pensava di collocare la scuola per infermieri professionali.Gli accessi all’ex Inam, dove non è rimasto altro servizio, sono circa tremila all’anno. Il numero dei pazienti e dei casi difficili negli ultimi anni è aumentato, anche per effetto dell’immigrazione di persone da anni in grave difficoltà economica. I Comuni subiscono continui tagli dei finanziamenti – l’ultimo è di oltre 30 milioni deciso dalla Regione – e i servizi sociali reggono a stento. Si nota un gran lavoro dell’ospedale Maggiore, ma il blocco delle assunzioni e la serie di pensionamenti in vista anche quest’anno nel settore della Psichiatria mette ulteriormente in difficoltà il personale, che si sta riducendo proprio quando le richieste di aiuto crescono. Oltretutto nel Servizio psichiatrico diagnosi e cura vengono ricoverati anche pazienti in crisi alcolemica o per problemi di abuso di sostanze. Se l’ospedale soffre a sua volta dei tagli alla spesa regionale per la Psichiatria, il cui patrimonio immobiliare anni fa è stato utilizzato per scopi sanitari ma diversi, diventando ad esempio sede di uffici amministrativi, l’integrazione prefigurata dalla legge Basaglia non si realizza. Di qui l’allarme dei familiari dei pazienti: le politiche di austerità potrebbero indebolire gli standard di cura.Sul territorio sono stati chiusi gli ambulatori di Pizzighettone e Casalbuttano ed è rimasto solo quello di Soresina. I pazienti devono recarsi a Cremona e l’ex Inam, vicino alla stazione dei treni e dei bus, appare adatto, tanto più dopo la ristrutturazione del 2009. Una volta trasferito il Cps, il vecchio poliambulatorio Inam, sarà totalmente chiuso, per una destinazione ancora incerta. La mobilitazione è avviata e culminerà a settembre nella Festa del volontariato.

Paolo Zignani

 

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