Si è tenuta questa mattina a Roma una conferenza stampa che ha visto protagoniste 22 coppie di genitori adottivi coinvolte nell’annosa questione delle adozioni bloccate in Congo. Fra le famiglie coinvolte anche alcune lombarde, emiliane e piemontesi. Di seguito riportiamo il loro comunicato integrale.   Buongiorno a tutti i presenti e grazie per averci concesso l’opportunità di essere ascoltati. Ringraziamo chi ci ha permesso di essere qui ospitandoci, ma ribadiamo che questa è un’iniziativa scevra da ogni connotazione politica.

Essere qui oggi per noi – che rappresentiamo solamente una parte dei genitori adottivi coinvolti nella vicenda, pur rispettando assolutamente la scelta di coloro che qui non compaiono e che non condividono questa iniziativa – non è facile, ma si è reso indispensabile dopo 22 mesi dal blocco delle adozioni indetto dalla Repubblica Democratica del Congo, blocco che ci tiene dolorosamente lontano dai nostri figli. Si, figli, perché tutti noi abbiamo una sentenza emessa da Tribunali congolesi che ci rende ad ogni effetto giuridico genitori e che sarà in Italia riconosciuta solo al momento dell’ingresso dei nostri bambini sul nostro territorio. Queste, tuttavia, sono per noi formalità burocratiche, perché noi siamo già delle famiglie nel cuore e nella mente e tutte le nostre giornate sono basate su loro: i nostri figli. Ogni giorno speriamo sia davvero quello giusto, quello in cui riceveremo la telefonata per poterli andare a prendere e iniziare finalmente la nostra vita insieme. I nostri figli, o per lo meno la maggioranza di loro, sa della nostra esistenza e per loro risulta ancor più doloroso credere che andremo a prenderli. I pochi cui è concesso avere dei collegamenti skype, manifestano il loro grande dolore con lacrime e con occhi pieni di rassegnazione. Un dolore ed una rassegnazione che ci lascia sgomenti, in ragione della nostra sofferente impotenza. La ragione che impedisce ai nostri bambini di raggiungere l’Italia consta nella scoperta da parte del Governo Congolese di irregolarità – questo ci è stato riferito – in alcune procedure adottive che riguardano altri paesi coinvolti, non noi, non l’Italia. Ci è stato riferito, infatti, che tutte le nostre procedure hanno rispettato con rigore e, come giusto che sia, la legge della Repubblica Democratica del Congo che regolamenta l’iter adottivo. In questi mesi abbiamo scritto molto spesso al nostro Governo e, nello specifico, al nostro Presidente del Consiglio e alla Presidente della Commissione Adozioni Internazionali per essere ricevuti, ascoltati e sincerati delle trattative in corso, ma anche e soprattutto per riuscire a capire la ragione per la quale i nostri figli sono ancora in orfanotrofio, privati dell’amore delle loro famiglie. Ciò anche in ragione del fatto che il numero verde indicato nel sito della CAI risulta da mesi inattivo, sul punto segnaliamo nuovamente l’imbarazzante disfunzione. Finalmente nella giornata del 28 luglio 2015, quindi una settimana fa, abbiamo ricevuto una e-mail, dopo le nostre numerose richieste, attraverso la quale ci è stato chiesto per l’ennesima volta di essere pazienti e avere fiducia nelle istituzioni, giacché tutti stanno lavorando senza sosta per arrivare ad un risultato positivo. Ci è stato riferito che i nostri dossier sono stati consegnati ad una commissione costituita nella Repubblica Democratica del Congo, insieme a quelli degli altri paesi coinvolti nel blocco, in attesa di essere analizzati. Ci hanno ribadito che ogni azione di tipo mediatico, come questa, potrebbe fare saltare le diplomazie in atto, e pur con timore ma con grande coraggio siamo qui oggi perché riteniamo di non poter influire in modo negativo in quanto desideriamo che i nostri volti, la nostra buona fede, le nostre intenzioni di genitori siano rese trasparenti al mondo intero: siamo solo uomini e donne con un normale progetto di vita, che hanno figli che vivono lontani, senza l’affetto e la vicinanza di una mamma ed un papà. Siamo uomini e donne che rivendicano per il loro bambini l’opportunità ad essere chiamati figli, come il diritto naturale invoca per ognuno di noi nati su questa terra. Peraltro questa continua richiesta di riservatezza, pare oltremodo stridente in rapporto alle moltissime azioni di sensibilizzazioni sul tema che da molte parti del mondo dipartono sempre più, come quella del giornalista congolese Jules Kidinda che, l’8 agosto nel suo paese con grande coraggio, ha indetto una conferenza stampa dicendosi preoccupato dell’attuale situazione delle adozioni in RDC. Abbiamo sempre creduto che non esistono barriere né confini all’amore, per tale ragione abbiamo investito le nostre vite nella direzione dell’adozione, perché per quanto ci riguarda non esistono famiglie naturali e famiglie adottive, esistono solo famiglie, che si formano in modi diversi, ma che sono cementate dall’affetto e dall’amore. Ogni giorno, invece, ci troviamo a considerare i nostri progetti di vita delle semplici adozioni a distanza che si stanno prolungando nel tempo e che non conducono affatto al sogno al quale i nostri sforzi sono da anni diretti. Capirete allora che la nostra disperazione è ancora maggiore, perché ciò in cui crediamo fermamente è ostacolato, per noi incomprensibilmente, dalla carta bollata. Dopo quasi due anni dal blocco ci chiediamo ancora ogni istante perché? A questa domanda non abbiamo avuto ancora risposta. Non ci è dato sapere fino in fondo la ragione della moratoria. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere fiducia nelle nostre istituzioni, negli uomini e nelle donne che li guidano, ma ora necessitiamo di risposte vere. Vogliamo capire perché il nostro Paese è ancora coinvolto nel blocco, perché i nostri meravigliosi bambini sono lontani da noi, perché non possiamo abbracciarli e stringerli a noi, per quale motivo siamo lontani se le nostre procedure sono corrette, perché dobbiamo tutti pagare il prezzo di una questione burocratica, amministrativa insormontabile? Perché dobbiamo avere cieca fiducia nelle istituzioni e non ricevere spiegazioni? Le nostre richieste ad essere ascoltati, a comprendere cosa stia accadendo, sono rimaste lettera morta. Ci viene continuamente riferito di essere fiduciosi e di pazientare. Vogliamo dirlo a gran voce: la vita non aspetta!!! La vita trascorre mentre noi abbiamo fiducia e pazienza. Non tacciamo, perché ormai è fatto notorio, che alcuni bambini, in questo lungo periodo di attesa, ci hanno lasciato, deceduti per la malaria, il morbillo ed altre malattie banalissime, purtroppo non curate per tempo. Tutto ciò mentre noi avevamo pazienza……. Abbiamo bisogno di risposte, a questo punto, per poter offrire ancora fiducia, abbiamo bisogno di un dialogo aperto con le istituzioni: periodico, puntuale e di speculare rispetto. La fiducia è sempre fatta di reciprocità, si dà ma si deve anche ricevere. Le mail ricevute in questi lunghi mesi dalle istituzioni sono sempre state un invito alla pazienza ed alla riservatezza. Abbiamo eseguito ma siamo sempre qui, privati dei nostri bambini e caldeggiati dalla nostre istituzioni a “fare i buoni” , quasi fossimo anche noi dai minori da istruire. Lo Stato siamo noi, viene ricordato sempre, ma ciò non può rimanere solo un motto sterile, pur sempre di bell’effetto: deve diventare realtà! Lo Stato siamo noi, lo rivendichiamo, siamo anche noi con i nostri figli, parte del futuro di questa Italia. Abbiamo bisogno quindi di accoglienza, di sostegno, di comprensione, di risposte, di trasparenza, di verità e di fiducia dal nostro Stato, subito! In 22 mesi, 5 mail ricevute ed un incontro in Cai ci hanno messo di fronte solo alla necessità di pazientare, di rinunciare e a doverci fidare. Null’altro. Ora è giunto il momento delle domande a cui esigiamo rispettosa risposta in occasione di un incontro, che invochiamo quanto mai prima, con un rappresentante del Governo. Perché i nostri figli sono ancora in Rdc, se le nostre procedure sono corrette? Perché non possiamo tutti avere mensili comunicazioni circa il loro stato di salute, la loro crescita, le loro condizioni di vita, la loro educazione? Perché tutto questo tempo di attesa, in lesione del diritto di un bambino ad avere una famiglia? Ci è stato profilato che sarebbero stati promossi accordi bilaterali fra i nostri paesi. Perchè non ne abbiamo alcuna notizia? Ciò non solo ai fini dello sblocco ma pure per le relazioni futuro con la RDC? Perché gli altri genitori stranieri coinvolti vengono informati con puntualità e periodicamente delle attività di trattativa in corso, anche con conferenze pubbliche, mentre noi siamo costretti ad un avvilente silenzio? A tutte le queste domande chiediamo riguardosa risposta, che presto ci attendiamo di ricevere. Desideriamo comunicare che abbiamo un infinito rispetto per lo Stato che ha dato i natali ai nostri figli e che ci permette di essere famiglia, speriamo quanto prima. Desideriamo rendere noto che siamo disponibili nei riguardi della Repubblica democratica del Congo a garantire che sino alla maggiore età dei nostri figli, renderemo comunicazioni annuali circa l’evoluzione della vita dei nostri bambini, dell’ esistenza che staranno conducendo e dei loro piccoli grandi successi di vita, affinché lo Stato che ha dato loro la vita possa tangibilmente constatare la nostra assoluta volontà a renderli felici. Chiariamo con la più viva fermezza che alcuna strumentalizzazione, politica o giornalistica, della nostra vicenda sarà da noi tollerata. Con questa nostra conferenza intendiamo aprire un dialogo con le istituzioni preposte, nulla più nulla meno. Concludiamo ringraziando dell’opportunità che ci è stata concessa, nella certezza di avere oggi dato voce non tanto alla nostra disperazione ma alla nostra voglia di futuro, ai nostri figli. Grazie

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