Raccomandano uno stile di vita sano e intanto aspirano una boccata di fumo dalla sigaretta accesa: sono i medici fumatori, una categoria alla quale l’Asl della provincia di Cremona ha dichiarato guerra, come a tutti i dipendenti tabagisti, approvando il regolamento per il divieto di fumo in azienda, con l’obiettivo di controllarli, disciplinarli, ridurre il numero delle sigarette fumate e aumentare le fila di coloro che spengono l’ultimo mozzicone della loro vita, anche con l’incoraggiamento dei colleghi. Sì, tutta l’Asl diventerà “azienda libera dal fumo” con piena decorrenza a partire dal 6 ottobre, la data è stata stabilita ufficialmente. Si trova fra i portacenere la causa principale di morte e di disabilità in Italia: gli studi scientifici lo dimostrano, il direttore generale Gilberto Compagnoni lo scrive a chiare lettere per motivare il nuovo regolamento. Quindi tutti i dipendenti, ma anche i cittadini che entreranno negli uffici, nei corridoi, nella sale e in tutti gli spazi dell’azienda sanitaria, compresi i cortili aperti e gli interni degli automezzi, dovranno invitare chiunque brandisca una sigaretta a smettere, anche se si tratta del medico, avvisando inoltre gli addetti incaricati di controllare. Non ci sarà un centimetro quadrato libero: il divieto varrà anche per chi sta alla finestra, sul balcone, in giardino e nei parcheggi. Infatti saranno individuati addetti antifumo pronti a intervenire in ogni caso contro sigarette, pipe, sigari toscani o cubani. Persino la bassa esposizione al fumo passivo è pericolosa per la salute, e allora addio per sempre alle nuvole grigie che si addensano negli interni, stop anche ai volontari delle associazioni e ai collaboratori esterni che mettono mano all’accendino in qualunque locale dell’Asl. Non mancheranno cartelli e iniziative informative e formative, anche con la possibilità di intraprendere percorsi di disintossicazione totale. L’Asl deve diventare un modello: i divieti saranno così chiari che i dipendenti, camici bianchi o amministrativi che siano, una volta tornati a casa, e rimasti per tutto l’orario di lavoro in stato di totale astinenza, sempre più facilmente smetteranno del tutto il vizio, che colpisce secondo l’Istat una quantità sempre minore di italiani, dal 34.9% del 1980 al 23.9% del 2003 al 22% di un anno fa. In tutto ci sono ancora 11 milioni e 300mila persone in Italia abituate ad accendersi una sigaretta, con circa 80mila vittime mortali dei problemi correlati al tabagismo.

Paolo Zignani

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