Brescia. C’è una zona d’ombra, una zona buia, come l’ha definita ieri in conferenza stampa il procuratore generale di Brescia Dall’Osso, sulla quale gli inquirenti devono ancora indagare. Non può e non deve reggere il movente fornito da Muahammad Adnan, l’uomo che, una volta catturato, ha confessato di aver sparato i quattro colpi di fucile che hanno reciso le vite di Francesco e Giovanna Seramondi. L’uomo, lo stesso capace a poco più di un’ora dall’omicidio di presentarsi sul luogo del delitto e rilasciare interviste come se nulla fosse, imputa la ragione del suo gesto alla concorrenza troppo forte da parte di Frank nei suoi confronti. Una tesi che non può reggere, secondo la Procura.  Gli inquirenti stanno quindi passando a setaccio non solo la vita dell’omicida ma anche delle vittime stesse e dei loro reali legami. Resta da chiarire la presenza di 800mila euro in contanti a disposizione del Seramondi, cifra distribuita fra la sua casa e quella dei parenti. Una cifra ingente della quale la Guardia di Finanza sta cercando di avere dei riscontri. Nello stesso tempo si scandaglia anche la vita imprenditoriale di Adnan, e soprattutto il processo di acquisizione del negozio Dolce e Salato, che era la prima ragione sociale dell’attività proprio di Seramondi. E proprio lo stesso Frank fu membro della “Dolce&Salato srl”, società che detiene tuttora la proprietà dell’immobile, ma dalla quale Seramondi ne esce formalmente nel 2002, lasciando le quote ad altri soci. Nel 2007 la cessione del ramo d’azienda in locazione per un negozio che presenta non poche difficoltà economiche, tanto da essere messa in liquidazione. A rilevarla nel 2010 un ex dipendente di Seramondi, anche lui pakistano, mentre nel 2009 Frank ha già riaperto, intestandola al fratello, una nuova attività dall’altra parte della strada in piena concorrenza con la sua ex creatura. Nel 2012 l’entrata in scena di Adnan, che rileva il negozio senza però avere molta fortuna. Anzi, il contratto di locazione non è valido perché non legato a quello di cessione del ramo d’azienda e quindi per il neo-proprietario scatta anche la richiesta di sfratto e il pagamento di 45mila euro per i canoni arretrati. Una vicenda finita in tribunale in attesa di una soluzione e che forse è risultata come una corda sempre più stringente alla gola di Adnan. Una situazione che ha potuto portarlo a questo gesto, o sotto a questa storia si nasconde ancora dell’altro? Agli investigatori il compito di fare piena luce.

 

 

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