A 14 anni dalla denuncia presso la Procura della Repubblica di Brescia del caso Caffaro, l’azienda prosegue ad inquinare il terreno. È questo l’amaro riscontro che il sostituto procuratore Silvia Bonardi ha relazionato durante la Commissione parlamentare d’inchiesta dello scorso 16 e 17 giugno in città. In mezzo secolo l’azienda ha lavorato oltre 150mila tonnellate di Pcb, rilasciandone molte altre di sostanze tossiche e veleni rimasti sotto terra. Altri scarti invece sono stati portati dalle rogge a valle, raggiungendo distanze anche di 10-15 chilometri. Al fallimento della proprietà, ceduta al gruppo Todisco di Pisa, il Ministero ha imposto l’emungimento di 10 miliardi di litri d’acqua l’anno, per evitare che la falda salga e tocchi la terra avvelenata da Pcb, mercurio e solventi clorurati. Una misura che risulta però essere insufficiente: l’acqua della falda, che si è innalzata di 10 metri, impregna la terra inquinata e non viene filtrata dai sette pozzi che la aspirano. O meglio solamente due di questi sette compiono il loro dovere, mentre gli altri immettono nelle rogge, soprattutto la Fiumicella che passa appena a sud della Caffaro solventi, mercurio e almeno 3 etti di pcb al mese. I due pozzi che hanno un minimo dispositivo di filtraggio però non garantiscono il 100 % del risultato, ma si attestano appena sopra il 50. Una situazione disastrosa, a cui si aggiunge la mancata fissazione di un limite massimo per lo scarico di Pcb nei corpi idrici superficiali. La Procura di Brescia però ha deciso per ora di non mettere sotto sequestro l’impianto, per ovvi motivi gestionali ai quali non potrebbe certo fare fronte. Un sequestro poi, potrebbe accelerare il trasferimento dell’azienda che attualmente gestisce il sito in Friuli, lasciando così la patata bollente nelle mani del Comune di Brescia. Il Ministero, ad oggi, ha disposto per il piano di bonifica lo stanziamento di 9 milioni di euro, ai quali dovrebbero aggiungersi gli altri 42 promessi dal Ministro dell’Ambiente Galletti nella sua visita a Brescia. Una cifra che garantirebbe la bonifica del sito industriale Caffaro, ma non certo del Sito di Interesse nazionale che è ben più vasto e ampio e comprende campi agricoli e quartieri della città. Se a questo si aggiunge l’affare Sorin e la probabile fusione con il colosso americano Cyberonics… la bonifica resta ancora un miraggio.

Fabrizio Vertua

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