Cremona: siccità, soldi per il biogas

Siccità, acqua che evapora dai campi, danni agli agricoltori calcolati in una prima fase provvisoria per 80 milioni di euro una settimana fa: lettera del presidente della Provincia Carlo Vezzini, ieri, all’assessore regionale Gianni Fava e oggi al ministro Martina, ma con una nota dolente per le associazioni ambientaliste: quella sollecitazione a intervenire versando soldi pubblici per le cosiddette agro-energie e le centraline elettriche a biogas, una miscela gassosa composta da anidride carbonica e metano, che viene prodotta dalla digestione anaerobica, cioè da un processo chimico reso possibile da micro-organismi e che non viene compiuto se  le centraline a biogas non vengono alimentate da sottoprodotti agricoli, come il mais di scarto. L’organizzazione di Terre Nostre in Lombardia, con gli interventi di Michele Corti, come Salviamo il Paesaggio in provincia di Cremona, e in questi giorni  l’associazione no biogas di Credera Rubbiano, hanno continuamente richiamato l’attenzione sugli effetti negativi di questi impianti, che causano un aumento dell’effetto serra. Il territorio cremonese è dotato da due anni di circa 140 centrali, un record nazionale, che funzionano a liquami e sottoprodotti agricoli, e che continueranno a produrre energia elettrica per altri 18 anni, ricevendo contributi pubblici ed emanando gas che scaldano ulteriormente l’atmosfera. Cremona è circondata da questi impianti, autorizzati in Provincia e realizzati sul territorio. Occorre dunque, questa l’accusa degli ambientalisti, coltivare terreni allo scopo di produrre cereali per nutrire gli impianti a biogas: per Michele Corti, come già per Maria Grazia Bonfante, Gianluigi Scolari e Luigi Cavallanti, questo è il land-grabbind nostrano, cioè l’uso di terreni a scopo speculativo per ottenere contributi pubblici con il consenso delle amministrazioni provinciali e comunali. Una situazione che si è consolidata attorno al 2013 e che si consolida dai tempi della giunta provinciale guidata dal presidente Massimiliano Salini, con Gianluca Pinotti sostenitore del biogas per la qualità della rete organizzativa provinciale, secondo una linea che non è più stata messa in discussione, e che ora, grazie alla siccità, paradossalmente verrà ulteriormente sostenuta, in un territorio in cui il mais, particolarmente idrovoro, ha bisogno di un aumento eccezionale di irrigazioni. L’attuale presidente della Provincia Carlo Vezzini ha chiesto un anticipo dei fondi della Politica agricola comunitaria e varie forme di aiuto pubblico. L’effetto delle autorizzazioni già ottenute anni fa dura vent’anni, come anche quello dei nuovi piccoli impianti, costruiti ad esempio a Credera Rubbiano. Consorzi di irrigazione e Provincia chiedono alla Regione di concedere più acqua, anche se il livello dei laghi lombardi è, a propria volta, sceso notevolmente.

Paolo Zignani