(Cremona). Cremona e circondario hanno presentato sinora strategie diverse nella gestione dei rifiuti. Soltanto il Comune di Vescovato ha detto addio all’inceneritore, poiché ha avuto la volontà politica di indire la gara, con un bando considerato esemplare dal mondo ambientalista. Infatti per ogni frazione di rifiuti è previsto il conferimento alle attività di riciclo. Il testo è stato studiato con molta cura, per privilegiare la differenziata, che infatti è iniziata in questi giorni, oltre alla riduzione delle spese. Dal sacco nero al 100 per cento: questa l’impresa che il piccolo Comune intende realizzare, grazie alla volontà del sindaco Maria Grazia Bonfante e ai cittadini che la sostengono. La società Ecovos, bresciana, ha vinto la gara. Altri Comuni del circondario hanno scelto di non mettere a gara il servizio rifiuti, e di continuare l’affidamento diretto, anche se l’Unione europea prescrive l’appalto. Gerre de Caprioli è riuscita a ridurre la tariffa, continuando però a conferire il verde alla centrale a biomasse, criticata dalle associazioni per il costo di contributi pubblici e il mancato riciclo, oltre ai dubbi sull’efficienza energetica. E non mancano compensazioni a Gerre de Caprioli, che riceve circa 70mila euro l’anno dalla società che gestisce l’inceneritore. A Crema e nel Cremasco esplodono le proteste sulla gara dei rifiuti, perché il consiglio di Stato ha chiarito che chi eroga il servizio di igiene urbana urbana con affidamento diretto non può partecipare alla gara. A Crema la società che ha indetto la gara avrebbe dovuto escludersi e invece partecipa, in conflitto d’interessi. Per questo Rifondazione comunista, con Andrea Serena, chiede l’annullamento del bando l’affidamento del servizio rifiuti in house. Proteste anche da Forza Italia di Crema e dal circondario, come dal sindaco di Casale Antonio Grassi. Il Comune di Cremona da parte propria è impegnato in una sfida complicata, che richiede anni: dismettere l’inceneritore.

Paolo Zignani

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