Sono 710 i nucleari familiari che hanno presentato una domanda ammissibile, per l’assegnazione di una casa popolare, ma sono soltanto 55 gli alloggi che il Comune ha messo a disposizione a canone sociale da venti euro al mese. Chi ha diritto a un appartamento pubblico, quindi, non può ottenerlo anche se è accertato dallo stesso Comune, secondo i punteggi stabiliti con criteri regionali, che non ha la possibilità di pagare un affitto privato. I punteggi, inoltre, stanno diventando più alti, a dimostrazione di una crisi che peggiora. Sei famiglie tra le prime dieci in graduatoria sono italiane. I numeri sono impressionanti, eppure in diminuzione: la graduatoria è stata sfoltita di un centinaio di posizioni rispetto a quattro anni fa, e le case disponibili sono aumentate di una decina, dopo una serie di lavori di ristrutturazione compiuti dal Comune negli ultimi anni. L’emergenza continua da anni, abbracciando ormai due amministrazioni, ma non trova ancora soluzioni. L’Aler della provincia di Cremona ha preventivato lavori per un importo da otto milioni di euro nel 2014 e altri sei milioni quest’anno. In buona parte sono opere da effettuare a Cremona, dove si concentra la prevalenza degli alloggi, ma l’Aler non sempre è in condizione di rispettare tempestivamente i piani, come dimostra il caso di via Santa Croce. Lavori di rifacimento degli intonaci sono stati messi in programma in via Valtoce e in via Ciria, come anche a Borgo Loreto e nel quartiere Sabbie, in via Castelpiano e via Ghinaglia. Cresce la morosità degli inquilini. L’Aler infatti accoglie ogni anno sempre più domande di canone provvisorio: da 37 a 147. Per ogni appartamento l’Aler va in passivo di 1.100 euro l’anno, eppure deve chiudere il bilancio in pareggio. L’azienda regionale, ormai accorpata a Brescia e Mantova e presieduta da Emidio Isacchini, riesce a compiere più lavori di ristrutturazione, anche grazie all’aiuto del terzo settore, ma i Comuni, in provincia, sono risultati lenti nelle assegnazioni: solo 140 su 290 alloggi sfitti disponibili, ormai quasi tutti in seguito a sfratti nel settore privato. Chi è stato sfrattato dal privato, però, rimane in crisi e rischia di essere sfrattato anche dall’Aler: così crescono i contributi sociali. Costi pubblici sempre più elevati anche a Cremona, quindi, mentre l’Aler di Milano, con i suoi debiti, si prepara a chiedere fondi più alti dalla Regione. Cremona, quindi, dovrà far da sé più che potrà, unendo pubblico e privato. Per questo l’Azienda sociale del comprensorio cremonese sta preparando un proprio bando: oggi l’assemblea dei sindaci potrà approvare lo statuto e rilanciare così le politiche sociali.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata