Cremona L’indagine sul caso “Juliette” prosegue con un nuovo filone d’inchiesta. Oltre al giro di escort e cocaina nel locale cremonese che aveva portato lo scorso giugno all’arresto di otto persone tra cui un maresciallo dei carabiniieri di Vescovato, Andrea Grammatico, agli arresti domiciliari con l’accusa di aver fornito cocaina ai titolari, l’inchiesta ora analizza un secondo filone : l’ipotesi di reato questa volta è di riciclaggio. Nel mirino degli inquirenti ancora una volta l’ex maresciallo. A suo carico intercettazioni telefoniche risalenti al 2014 in cui emergono le relazioni con un albanese intenzionato a portare in Italia dalla Svizzera 400mila euro per aprire una lavanderia e che parlano di un incontro poi saltato: secondo l’accusa si tratterebbe di accordi per riciclaggio di denaro sporco. Per quanto riguarda il primo filone di indagine presto, il 17 novembre, si terrà l’udienza  davanti al giudice Andrea Milesi sul patteggiamento – respinto dal pm  Francesco Messina –  a 4 anni e sei mesi chiesto dall’ex maresciallo –  i cui avvocati hanno nel frattempo revocato l’incarico perché decaduto il rapporto fiduciario – e per i titolari del Juliette, i cugini  Luca Pizzi e Marco Pizzi, per favoreggiamento della prostituzione e cessione della droga ai clienti del locale.  Sempre per favoreggiamento della prostituzione era stata sottoposta all’obbligo di firma anche la moglie di Marco Pizzi, ora in libertà, e erano stati arrestati anche i due bresciani Emilio Smerghetto e Matteo Pasotti. Per la cessione di cocaina erano accusati anche David Mazzon, ex titolare del Tabù di Vescovato, sottoposto ad obbligo di dimora e in attesa del patteggiamento. Obbligo di dimora anche per l’ex appuntato dei carabinieri Massimo Varani, accusato con Grammatico di falso, calunnia e tentata concussione in concorso , per cui il legale Massimiliano Capra ha chiesto rito abbreviato.

Paolo Zignani

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