La devastazione del territorio e lo scippo di suolo agricolo prosegue, a Cremona come nel resto della Lombardia, con le nefaste conseguenze della legge 31 del 2014. Una legge che nonostante l’obbiettivo di fermare il consumo di suolo di fatto l’autorizza, dando il via libera   ai piani attuativi di tutti i progetti  inseriti nel pgt vigente, cioè quello del 2013, se presentati entro i 30 mesi dall’approvazione della legge.  A Cremona è stata approvata all’unanimità  la trasformazione dell’area di circa 20mila metriquadrati che sorge presso la via Flaminia, nelle vicinanze della via Giuseppina, di proprietà della Società di Mutuo Soccorso e Previdenza fra sacerdoti della diocesi di Cremona. Un’area agricola che diventerà presto un nuovo quartiere, con l’asfaltatura della via e la realizzazione di ville. Il progetto parla di edificazioni rispettose del contesto naturale ma si tratta di uno dei troppi interventi in agenda destinati a cambiare aspetto alla città e, quello che preoccupa di più, uno dei tanti progetti cui il comune pare non avere possibilità di opporsi. Davanti ad un ricorso al tar incasserebbe infatti  un due di picche. La legge che condanna il territorio a nuovo cemento, a nuove catene di media e grande distribuzione, che già stanno comparendo anche in città ,  a nuovo consumo di suolo, è stata votata lo scorso anno da Lega, Ncd e Forza Italia, con voto contrario di Pd, 5stelle e Patto Civico e significa –  per il comune di Cremona – che verranno immolati al cemento 176mila e 200 metriquadrati di terreno agricolo, mentre in tutta la provincia 1.600 275 metri quadrati. Numeri da capogiro che per la Regione Lombardia arrivano allo sproposito di 650milioni di metriquadrati. Alla faccia delle direttive europee che chiedono di arrivare gradualmente al consumo di suolo zero nel 2050. Intanto per limitare il consumo di suolo arriverà al voto alla Camera a novembre il disegno  di legge nazionale a firma Pd.  Nonostante il colore politico diverso, non dobbiamo però aspettarci una reale tutela del territorio dal rischio idrogeologico e dall’inquinamento. Contattato telefonicamente Alberto Zoletti della Commissione Ambiente della Camera ha testimoniato  che durante la votazione di giovedì tutti gli emendamenti più sostanziali sono stati respinti in una discussione tragicomica verosimilmente orientata a non pestare i piedi alle lobby dei costruttori. Peccato che nell’anno del suolo non si voglia adottare una politica incisiva per la sua salvaguardaia, al di là delle parole.

Susanna Grillo

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata