Milano. I dati parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto sulle povertà, la dieta è insufficiente per il 14 per cento dei cittadini. In un anno sono stati distribuiti 6 milioni di pasti. Allargando il discorso all’Europa, si passa a 10 milioni di pasti che, tradotto, significa 53 milioni di persone che “non riescono a soddisfare in modo stabile l’esigenza di un pesto adeguata”. L’aumento, nel nostro paese, è stato del 130 per cento nell’ultimo lustro ed è uno dei dati che colpisce di più, perché le grandi metroppoli, come Milano, stanno cercando di far fronte a questa nuova realtà. A conferma di questa situazione a dir poco allarmante, i numeri che dicono che Portogallo e Irlanda starebbero meglio di noi. Per quanto riguarda il capoluogo lombardo, c’è stato un leggero cambiamento nella tipologia delle persone che si rivolgono, ad esempio, ai centri d’ascolto per necessità legate all’alimentazione, non certo nella diminuzione del numero. Anzi. A questi centri, infatti, solo nell’ultimo anno si sono rivolte 14mila persone, tra uomini e donne, che hanno dichiarato di avere “difficoltà nell’acquisto di cibo”. Ad esempio: tra il 2008, anno in cui la crisi è partita, e il 2014, è sensibilmente diminuita la percentuale delle donne che ai centri di ascolto Caritas hanno chiesto aiuto, che è passata dal 69 al 58 per cento. E c’è stata una flessione anche degli stranieri ma, in compenso, sono aumentati in maniera preoccupante i numeri che riguardano i disoccupati soprattutto di lungo corso, che sono passati dal 45 al 56 per cento. Un numero molto alto se si pensa che comprende quelli che un lavoro quasi non lo cercano neanche più. E ancora: sempre dai numeri si capisce che, nel totale dei poveri, sono aumentati del 4 per cento gli italiani e addirittura del 12 per cento le famiglie monogenitoriali, in pratica i genitori separati, quasi sempre i padri che, quotidianamente, bussano alla Caritas per chiedere una mano. Sembra quasi tornata la cosiddetta “vecchia povertà” quella che “colpisce le persone e le famiglie socialmente disgregate”. In questo mare di numeri negativi emerge però un dato positivo, a Milano, che riguarda il cosiddetto “capitale formativo”, ossia nella percentuale di quelli che hanno almeno un diploma superiore: la formazione, infatti, è considerata una delle principali risorse, secondo il rapporto, sui lavorare per un recupero sociale”.

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