La Regione Lombardia ha fatto sapere all’Unione europea che la bonifica della discarica Piacentini, a Sergnano, è stata fatta, e così il consigliere comunale Enrico Duranti ha chiesto al sindaco Gianluigi Bernardi quando e come le operazioni si sono svolte. La risposta data dal primo cittadino di Sergnano nel consiglio comunale di venerdì non contiene riferimenti alla bonifica se non per rendere noto che della straordinaria storia dell’ammasso di rifiuti si sta occupando la Procura di Cremona. Interminabile vicenda assurta a simbolo della politica che non risolve mai i problemi, che dura dagli anni Sessanta, quando la discarica fu autorizzata ad accogliere qualunque tipo di rifiuti in riva al Serio, come le norme di allora consentivano. Nel ‘93 il proprietario Mario Piacentini, ormai deceduto, fu condannato perché tra i rifiuti sono comparsi, a un’ispezione delle forze dell’ordine, anche residui di conceria e rifiuti di fonderia, mentre fu assolto da altre accuse. Tra le altre sorprese il fascicolo del processo celebrato in Pretura a Crema 93 è ormai introvabile. Dopo la risposta del commissario europeo Karmenu Vella alla parlarmentare grillina Eleonora Evi, e quindi l’interrogazione di Duranti, il sindaco Bernardi il 15 ottobre ha chiesto informazioni ai carabinieri del Noe di Brescia e ha ottenuto conferma che a fine giugno è stata compiuta a fine giugno un’ispezione dello stesso Noe, dell’Arpa e del Parco del Serio. Ora la documentazione del Comune, che dal 2011 ha attestato che la bonifica va fatta, è in Procura. Dagli anni Novanta, comunque, la bonifica prima dichiarata poi smentita è in carico al pubblico. Infatti l’amministrazione provinciale, fra giunte di destra e di sinistra, dai tempi di Gian Carlo Corada, ha trasformato il sito da privato a pubblico, come discarica di inerti di prima categoria, che da anni fa parte del piano rifiuti provinciale. Ormai da anni Duranti chiede che vengano fatti carotaggi e messi piezometri, in modo da sapere che cosa c’è sotto quel mucchio di rifiuti, per poi procedere con un piano di caratterizzazione e quindi una bonifica che non dovrebbe avere grandi costi. Il risultato però sarebbe il recupero di una zona del Serio al suo splendore, anche se nel frattempo sono stati realizzati nelle vicinanze alcuni dei pozzi dello stoccaggio di metano.

Paolo Zignani

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