La bolletta più incredibile è arrivata nei giorni scorsi a una signora cremonese, Mariana, residente con il marito in una casa popolare di via Divisione Acqui. A due anni di distanza dalla chiusura dei contatori da parte dell’Aem, il Comune ha rilevato dei consumi di calore e chiede il pagamento di 60 euro, anche se il teleriscaldamento non arriva più nell’appartamento, come in diversi altri alloggi nello stesso palazzo, da quando a causa delle bollette troppo elevate molti inquilini hanno cambiato gestore. La lettera è stata firmata dal dirigente dell’ufficio contratti Lamberto Ghilardi il 27 ottobre. Quel che stupisce è che il Comune afferma di aver rilevato dei consumi impossibili. Infatti in casa da due anni l’acqua calda è fornita da un boiler, il gas è dato dall’Enel e non dall’Aem, e i contatori sono tutt’ora sigillati: si può anzi leggere sul cartellino i vecchi dati Aem, rimasti inalterati. In nessun modo è stato possibile leggere numeri differenti, neanche dai contatori che si trovano vicino alle cantine del condominio. In caso di morosità vera e propria, poi, è il Comune a saldare il conto all’Aem, in base a un contratto rinnovato ogni anno per evitare i distacchi. In via Divisione Acqui, però, il Comune ha riconosciuto il malfunzionamento degli impianti, tanto che gli utenti di Aem che si sono presentati in tribunale hanno vinto la causa per morosità intentata dall’azienda di viale Trento Trieste. Sembrava una vicenda destinata a chiudersi, eppure ricomincia proprio da Mariana Feresteauno – italiana di origine rumena, ex infermiera di Cremona Solidale colpita anni fa da disabilità – che ha rinunciato totalmente alle utenze Aem. Addirittura la stessa Aler, che gestisce gli alloggi, ha rilevato dispersione di calore per impianti che non sono più attivi da anni, come il teleriscaldamento. Lo stupore è grande perché le lettere non dimostrano come e quando i fantomatici consumi sarebbero stati rilevati. Oltretutto anche ad altri inquilini è arrivata, nei giorni scorsi, una lettera di uno studio legale che intima, allo scopo di recuperare i crediti per Linea reti e impianti, il pagamento di debiti successivi alla chiusura dei contatori. Insomma da quando il malfunzionamento degli impianti è stato riconosciuto, le bollette non sono state cancellate: al contrario, i debiti attribuiti agli utenti sono continuati ad aumentare, e gli inquilini del condominio Aler si ritrovano richieste anche da mille euro, mentre i consumi non risultano dimostrati. Ma fino a quando continueranno ad arrivare lettere, nemmeno in forma di raccomandata, che intimano pagamenti assegnando consumi inesistenti? A questo punto già si pensa di tutelarsi rivolgendosi a un avvocato, prima che un’agenzia di riscossione dei crediti pretenda mille euro, penale e interessi. In particolare, i contatori di Mariana sono stati chiusi ben due volte. Sei mesi dopo il primo sigillo, infatti, un operaio si è presentato dicendo di dover procedere alla chiusura già effettuata. I tentativi dei residenti di informare Comune, Aem e Aler non potranno che ripetersi: il paradosso è che sia il cittadino a dover dimostrare di non aver firmato contratti inesistenti.

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