Cremona. I consumi del gas negli ultimi anni sono diminuiti, smentendo le previsioni, ma tariffe e bollette potrebbero continuare ad aumentare. Uno dei nuovi costi che le famiglie si ritroveranno a dover pagare potrebbe dipendere dai lavori di adeguamento della rete. Le condutture infatti nei Comuni della provincia di Cremona, in città e nell’immediato circondario, hanno bisogno di manutenzione straordinaria, anche perché i tubi per vari tratti sono così vecchi che risalgono agli anni Cinquanta. L’efficienza delle reti evita dispersioni e sprechi, appare un problema però. Secondo l’appalto del gas che si sta preparando in provincia di Cremona, i lavori di manutenzione saranno affidati al gestore privato che vincerà la gara, che secondo gli accordi avrà la proprietà dei tubi. Il patrimonio pubblico, ancora una volta, sta diventando magicamente privato a spese, però, dei cittadini, che solitamente pagano i lavori compiuti dai gestori. La questione è emersa ieri sera a Cremona, durante una riunione dei sindaci organizzata dall’amministrazione provinciale. La prima cittadina di Vescovato, Maria Grazia Bonfante, ha sollecitato un passaggio politico e dopo l’intervento in assemblea ha scritto agli altri sindaci, chiedendo l’intervento anche dell’area Vasta del Comune di Cremona, cioè all’assessore Andrea Virgilio, che dovrebbe subentrare al presidente della Provincia Carlo Vezzini. L’area Vasta, però, anche se sta aumentando i dipendenti, ancora non decolla. Bonfante propone di adottare il modello di Padania Acque, cioè di creare una società pubblica del gas, per la gestione delle reti e degli impianti. In questo modo i Comuni manterranno il controllo sulla qualità delle reti, ma dovranno investire nella società pubblica e dedicare particolare impegno nei controlli. L’alternativa è dietro l’angolo: il mercato nazionale viene dominato da poche grandi società che, grazie alle leggi europee e italiane, diventano proprietarie di patrimoni e servizi che anni fa erano gestiti a basso prezzo dallo Stato. Attualmente i Comuni potranno dare incarico all’amministrazione provinciale di svolgere la gara d’appalto, una vera e propria delega al privato, sempre più forte di fronte a enti locali oramai messi in ginocchio, al punto che delle decisioni nemmeno si discute più pubblicamente. Alla fine i Comuni potrebbero ritrovarsi a pagare una sorta di canone ai privati.

Paolo Zignani

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