Cremona La notizia è uscita sabato pomeriggio, due giorni fa, a Palazzo Cattaneo durante una riunione delle associazioni ambientaliste cremonesi: Lgh, proprietaria dell’inceneritore, ha proposto all’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi di ristrutturare l’impianto dopo il 2024. Un’informazione che ha subito messo in allarme le associazioni e i comitati, oltre ai cinque stelle, che hanno diffuso il giorno dopo un comunicato. L’incontro di oggi alle 18 in Comune, tra mondo ecologista e sindaco Gianluca Galimberti, potrebbe essere l’occasione per un chiarimento. E’ un appuntamento già preso da tempo, nel quadro degli incontri che l’amministrazione conduce con le categorie economiche e il mondo associativo. L’indiscrezione sul revamping però si accompagna a a un’altra indicazione: lo stesso sindaco sarebbe stato scavalcato. L’amministratore delegato Franco Mazzini e il direttore di Linea Reti e impianti Enrico Ferrari avrebbero presentato al Pirellone un progetto innovativo, per una trasformazione dell’impianto di San Rocco, che avrebbe tali funzioni da non poter più essere definito solo inceneritore. Lgh smentisce tramite l’ufficio relazioni esterne: quella proposta non esiste affatto e non è stata presentata. Lgh per non conferma ancora di aver fatto la proposta contraria, per la dismissione. L’assessore regionale Claudia Terzi non vuol sentire parlare di ampliamenti di inceneritori e anzi ha reagito con esultanza per la decisione della società Accam di dismettere l’impianto di Busto Arsizio, il più piccolo e meno efficiente della Lombardia assieme a quello di Cremona. Se Lgh smentisce, la produzione di rifiuti invece aumenta, e anzi l’attività degli inceneritori cresce lievemente in tutta Italia, secondo un andamento in linea con l’incremento o la diminuzione di consumi. In Italia gli impianti attivi sono 44. Secondo il rapporto Ispra, il volume di rifiuti bruciati, nel 2014, è aumentato del 7.4 %: il dato è positivo grazie all’incremento rilevante dei rifiuti speciali smaltiti tramite combustione, altrimenti risulterebbe in calo del 4%. Dunque, se l’impianto di Cremona ha un futuro dopo il 2024, dovrebbe essere legato ai rifiuti speciali: si tratta di una scelta economica, vantaggiosa sia per la proprietà di Lgh che per le attività produttive bisognose di smaltimento. Altro vantaggio sarebbe dato dal recupero energetico. Entrambe le vie però sono contestate dal mondo ecologista, che chiede una scelta strategica totalmente diversa, mediante la differenziata e il riciclo. A questo scopo, però, è necessaria una scelta politica forte e decisa, che ad oggi non sembra possibile. Lgh infatti deve pagare un’obbligazione da 300milioni alle banche, le quali esigono entrate certe, che per ora sarebbero garantite dall’incenerimento, solo grazie, però, a una volontà politica che le associazioni giudicano retrograda.

Paolo Zignani

 

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