Ma perché il sindaco Galimberti vuole per forza svendere le azioni di Lgh ad A2A? I consiglieri di tutte le minoranze rappresentate in consiglio comunale, a Cremona,  si oppongono e chiedono le spiegazioni di una scelta che pare già presa. Centrodestra, Lega e cinque stelle hanno consegnato oggi pomeriggio una lettera aperta al primo cittadino, dopo aver sciorinato davanti alla stampa una serie di accuse nella sala di Spaziocomune in piazza Stradivari. Per Fasani, Fanti, Ventura, Giovetti, Ceraso, Zanardi e Lanfredi tra A2A e LGH ci sono trattative oscure. Il sindaco infatti ha dichiarato di aver firmato un patto di riservatezza ma non avrebbe dovuto farlo, perché solo A2A è quotata in Borsa. Per le opposizioni sarebbe stato il caso di prendere tempo ed evitare alleanze con società molto più grandi, destinate a schiacciare LGH, società che ha 600 milioni di fatturato, di cui Cremona rappresenta solo un terzo e non conterà nulla rispetto ai cinque miliardi del colosso milanese e bresciano. Non c’è fretta di vendere, anzi il bilancio della multiutility non è per niente in dissesto e non si ha notizia di alcuna manifestazione di insofferenza da parte dei creditori. I servizi ai cittadini, a Cremona dove i distacchi di utenze a causa della crisi e della disoccupazione sono stati centinaia, vanno tutelati da un rapporto diretto che potrebbe andare perduto rapidamente. E poi A2A ha chiuso il bilancio 2014 con una perdita di 40 milioni. E i dipendenti, circa 400? Di loro non si parla. Cremona e Lgh dovrebbero considerare alleanze con società delle stesse dimensioni. Oltretutto A2A ha ricevuto il “No grazie”, forse, da parte di Tea di Mantova, che ha un fatturato di 245 milioni e un utile di 9, oltre a un No ufficiale di Gelsia di Monza, che ha un fatturato di 202 milioni e un utile di 5, ma anche, si dice da Agsm di Verona, con i suoi 850 milioni di fatturato. A2A, dopo il rosso del 2014, così potrebbe rifarsi proprio grazie a Cremona, che diverrebbe succube di Milano e Brescia, grazie anche a una strategia tesa a mettere in evidenza, in modo eccessivo, un indebitamento tutt’altro che grave. Al diniego delle minoranze si unisce idealmente il rifiuto della lista civica di sinistra: proteste che insistono, tutte, sull’impossibilità di chiudere l’inceneritore una volta ceduto ad A2A.

Paolo Zignani

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