Solenne mazzata dall’assessore Alessia Manfredini al movimento cinque stelle: i sottopassi di via Brescia e via Persico, comprese le piste ciclopedonali, sono stati autorizzati, sia dalla Regione che da Reti ferroviarie italiane, e rispondono alle norme di legge, al contrario di quel che sostengono da mesi i grillini Lucia Lanfredi ed Elia Sciacca. Il decreto del ‘99 infatti prevede che esistano percorsi promiscui, sia ciclabili che pedonali, che possono avere dimensioni diverse da quelle previste. In via Persico le due corsie arrivano a due metri e trenta centimetri di larghezza, quindi adeguati alle dimensioni previste. In via Persico ci sono autorimesse e, nel sottosuolo, reti di gas, acqua, elettricità, fognature e fibra ottica che per i 220 metri del sottopasso rendono possibili una carreggiata e una pista ciclopedonale contenute ma regolari. Le proteste sono state enormi, anche se il Comune e Reti ferroviarie, con l’aiuto della Regione, hanno potuto eliminare due passaggi a livello che causavano code e attese molto lunghe, a causa del transito di lunghi treni merci. Proteste dai toni eccezionalmente elevati soprattutto in via Brescia, dove però sia l’assessore alla viabilità che il dirigente Marco Pagliarini si riferiscono alle leggi sulle strade di nuova costruzione, che consentono una deroga a carico della proprietà, cioè del Comune, purché sia stata fatta un’analisi specifica sulla sicurezza. E’ previsto anche il parere positivo del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Provveditorato regionale. La legge sui ponti, in questo caso come spiega il Comune, non vale. Norme nazionali e regionali danno ragione all’amministrazione. La vicinanza tra i sottopassi di via Persico e via Brescia consente il transito di tutti i veicoli, compresi i Suv, poiché la segnaletica è adeguata, mentre vigili del fuoco e ambulanze, per prassi, non sono mai passati per via Brescia a causa del passaggio a livello. Anche la pendenza del manufatto di via Brescia, del 10,7%, è sostenibile per le norme. La presenza di due corsi d’acqua – cavo Cerca e cavo Robecco – ha costretto il progettista a rispettare la struttura della strada esistente, ma l’organizzazione della viabilità permette a tutti di transitare. Resta aperta la questione delle spese: la ditta Beltrami ha chiesto due milioni di euro in più per una serie di piccoli lavori, che sono ancora al vaglio. Anche se ci sarà il contenzioso, però, i costi sarebbero coperti come ha affermato Alessia Manfredini.

Paolo Zignani

 

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