Cremona L’ente Provincia non solo esiste ancora ma crea sempre più disagio, a sentire la Cgil, per colpa di una riforma contraddittoria, ma anche dei vertici di corso Vittorio Emanuele II  che ancora hanno solo deciso quali aree resteranno in funzione ma non quanti dipendenti vi lavoreranno, con quali funzioni e stipendi. È noto solo l’elenco degli 81 dipendenti in soprannumero: si tratta però solo di coloro che per pensionamento o altre cause avrebbero comunque lasciato il lavoro. Altri 35 circa, probabilmente, usciranno dall’organico attuale ma l’unica cosa certa è che continuando in questo modo chi pagherà il costo della riforma senza forma saranno i cittadini, che subiranno il taglio dei servizi. Domani mattina i dipendenti dell’ente provincia si riuniranno in assemblea  presso la Camera del Lavoro, con gli iscritti di Cgil e Uil. Seguirà giovedì l’incontro fra il presidente Carlo Vezzini e i rappresentanti dei lavoratori. Gli esuberi inizieranno poi dal primo gennaio con stipendi ridotti all’80%. L’ente Provincia ha sinora colto l’occasione per riorganizzare gli uffici, perché subisce un taglio del 50% delle risorse e di 200 dipendenti su 400. In futuro saranno i cittadini ad accorgersi dalla mancanza dei servizi, ad esempio per l’area della disabilità, per la manutenzione delle strade e degli edifici scolastici. A loro volta solo 35 Comuni su 115 hanno comunicato il proprio organigramma all’ente Provincia. Ora i Comuni sono impegnati nelle unioni: le riorganizzazioni si sovrapprongono e domina il caos. Sinora le uniche garanzie le hanno avute i dirigenti provinciali: tutti cofnermati, con stipendi che valgono anche quattro o cinque volte quelli dei dipendenti, sempre più precari.

Paolo Zignani

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