Cremona. Le polveri sottili pm10 per l’organizzazione mondiale della sanità dovrebbero essere contenute entro un limite molto più basso di quello previsto dalla Regione: 10 milionesimi di grammo per metro cubo, tanto sono pericolose per la salute, perché cancerogene e causa di morte. La soglia d’allerta in Lombardia è invece cinque volte più alta, eppure nemmeno con questa ampia tolleranza Cremona riesce a rispettare i limiti, anzi da tredici anni supera sistematicamente la quota di 35 giorni all’anno oltre quota 50. Oltre questo dato, l’Unione europea impone di porre rimedio eppure i dati peggiorano. L’ondata di gelo degli ultimi dieci giorni ha prodotti effetti pesanti, raddoppiando  o triplicando l’inquinamento. Da otto giorni consecutivi la centralina di via Fatebenefratelli dà l’allerta: quest’anno così i giorni neri sono 77, superando il dato del 2014, che era 71, uno dei dati peggiori in Italia, anche se tra i più bassi degli ultimi quindici anni a Cremona. Ma nel 2015 i dati tornano a peggiorare. Situazione contraddittoria perché l’inquinamento ambientale causa morti premature, sovraccarica la spesa sanitaria, danneggia la produttività economica, fa crescere il dato di giornate di lavoro perse. Il centrosinistra, dall’opposizione, per anni ha protestato contro l’inerzia della giunta: nel 2013 per Roberto Poli, l’emergenza aria era sottovalutata, nel 2012 anche la vicesindaco Maura Ruggeri parlava di scelte incoerenti, erano severe e implacabili le critiche di Alessia Manfredini, oggi assessore. Il clima impedisce alle polveri di disperdersi. Ormai il fatto che l’aria di Cremona sia inquinata come quella di Milano, tra le peggiori della pianura padana, si è consolidato e malgrado gli allarmi degli anni scorsi appare non modificabile, come se la legge imponesse il superamento dei limiti e non il loro rispetto.

Paolo Zignani

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