Cremona. Quale sarà il futuro dell’area vasta a Cremona? Le alienazioni proseguono ancora, come ha spiegato il consigliere Davide Viola: anche le sedi della Prefettura, delle caserme dei carabinieri di Cremona e Casalmaggiore e il tribunale saranno cedute al fondo Invimit, società finanziaria statale, del ministero del Tesoro, che si occuperà della gestione e della manutenzione. Altre sedi sono state cedute dall’ente Provincia al fondo Eridano sin dal 2012. Per corso Vittorio Emanuele II anche il nuovo anno sarà sofferto, malgrado gli emendamenti alla legge di stabilità, i finanziamenti statali calano. Resterà in Provincia soltanto la gestione delle aree Territorio, Ambiente, Strade, Scuole e la stazione appaltante delle gare d’asta dei Comuni. Tutti gli altri settori diventeranno regionali o nazionali, come i servizi per i disabili, il welfare e il lavoro. Carlo Vezzini da parte propria guarda a un futuro in cui Mantova e Cremona collaboreranno strettamente in un’unica organizzazione politica e amministrativa assieme al Bresciano. Le ex Province, inoltre, saranno riorganizzate per zone omogenee, come il Cremasco e il Casalasco, ciascuna delle quali potrà allearsi con altre zone omogenee di altre province. In alcuni settori il Cremasco potrebbe allearsi quindi con territori diversi dal Cremonese. E’ l’avvenire prefigurato dalla Regione, visti gli accorpamenti fra Cremona e Mantova che riguardano la sanità, i trasporti pubblici e l’Aler. E l’emergenza siccità è già iniziata: oggi il presidente della Provincia Carlo Vezzini ha inviato una lettera alla Regione, per gli assessori Beccalossi e Fava, per rivedere gli accordi sulla gestione delle risorse idriche. Dopo oltre due mesi privi di pioggia sull’arco alpino, Cremona ha motivi per preoccuparsi: è il territorio più a valle, nel quale durante la prossima estate le irrigazioni si prefigurano già esigue, poiché tutti i territori preleveranno prima di Cremona, che in assenza di piogge abbondanti in novembre e dicembre rischia di restare all’asciutto. Si riapre la discussione mai risolta con un accordo soddisfacente per Cremona, che chiede una gestione più flessibile, anche perché i fiumi dovranno avere garantito un deflusso minimo, sotto il quale non si potrà scendere. Si pensi che i soli lavori a difesa di piazza Cavour di Como non permetteranno di immagazzinare 40 milioni di metri cubi, che equivalgono a dieci giorni di irrigazione.

Paolo Zignani

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