Cremona Beatrice Ruscio ha appassionato il pubblico di palazzo Cattaneo, presentando i rapporti fra la multinazionale Vale, che produce in Brasile gli stessi minerali di ferro acquistati e lavorati dall’Ilva di Taranto. “Legami di ferro” è appunto il titolo del libro della scrittrice ecologista, esponente dell’associazione Peacelink, che ha messo in luce come le industrie metallurgiche e siderurgiche utilizzino tecniche simili, anche in continenti diversi, da Taranto alle miniere brasiliane del Carajàs, per ottenere lo sfruttamento delle risorse naturali, modificando pesantemente l’ambiente con il consenso dei governi. I bambini brasiliani, che abitano nelle immediate vicinanze della multinazionale, giocano con i giocattoli regalati dall’industria e desiderano lavorare come dirigente della fabbrica, camionista o tecnico, anche se nel giardino di casa le piante sono ricoperte da polvere rossa di materiale ferroso. Il treno che trasporta ferro non usa filtri e la sostanza pericolosa per la salute si diffonde liberamente. E sono 900 km di rotaie. La multinazionale non ha investito molto per la sicurezza ma ha fatto donazioni alle scuole e ricevuto finanziamenti anche dall’Unione europea: nessuno può sentirsi estraneo e definire l’ambiente compromesso come un problema locale. Il tasso di mortalità per tumore è rilevante, nella valle del Rio dolce come a Taranto nel quartiere Tamburi, eppure la popolazione accetta le condizioni di vita in cui si trova con rassegnazione. Beatrice Ruscio ha parlato di razzismo ambientale. Vige il cosiddetto ricatto occupazionale: il posto di lavoro per i governi viene prima anche della salute, dalla Puglia al Brasile. E non sono mancati riferimenti alla situazione storica di Trieste, vista la diffusione di polvere scura anche nelle case. Dal pubblico si sono levate molte voci, di Ezio Corradi e di diversi residenti, che hanno messo in chiaro come domini la stessa logica: mass media e politica collaborano a convincere i cittadini che le industrie hanno ragione, malgrado l’impatto ambientale sia evidente e rilevante. Anche se la situazione dell’acciaieria Arvedi è ben diversa rispetto alla multinazionale Vale e all’Ilva di Taranto, non pochi cittadini, a partire da Ezio Corradi, hanno protestato contro il primato assegnato dalle istituzioni al lavoro e all’economia, prima che alla salute e alla tutela dell’ambiente. Le critiche dei residenti di Cavatigozzi e Spinadesco hanno riguardato in particolare il sindaco Gianluca Galimberti, per aver iniziato in una direzione e proseguito nell’altra. Anche da parte del Comune di Cremona, dunque, il primato del lavoro risulta indiscusso: l’ambiente con i suoi problemi, le zone di bosco e i corsi d’acqua, resta in secondo piano.

Paolo Zignani

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